Lunedì, 03 ottobre 2022 - ore 07.39

Scoperto un accumulo di mercurio senza precedenti nelle fosse oceaniche del Pacifico

Una discarica permanente a 8 – 10.000 metri di profondità che potrebbe essere un indicatore della salute generale dei nostri oceani

| Scritto da Redazione
Scoperto un accumulo di mercurio senza precedenti nelle fosse oceaniche del Pacifico

Lo studio “High mercury accumulation in deep-ocean hadal sediments”, pubblicato su Scientific Reports da un team internazionale di ricercatori ha scoperto nelle fosse più profonde dell’Oceano Pacifico quantità di mercurio accumulate che superano qualsiasi valore mai registrato in sedimenti marini profondi, superiori anche a molte aree direttamente contaminate da scarichi industriali.

La ricerca, guidata dall’Aarhus Universitet danese  e alla quale hanno partecipato anche scienziati di Canada, Germania e Giappone, riporta le prime misurazioni dirette della deposizione di mercurio in uno degli ambienti più difficili da campionare sulla Terra, e i più profondi, a 8 – 10 chilometri sotto la superficie marina.

Il principale autore dello studio, Hamed Sanei, direttore del Lithospheric Organic Carbon Laboratory (LOC) del Department of Geoscience dell’università di Aarhus, spiega che «La quantità di mercurio scoperto in quest’area supera qualsiasi valore mai registrato in sedimenti marini remoti ed è persino superiore a quelli di molti aree direttamente contaminate da emissioni industriali. La cattiva notizia è che questi alti livelli di mercurio possono essere rappresentativi dell’aumento collettivo delle emissioni antropiche di Hg nei nostri oceani. Ma la buona notizia è che le fosse oceaniche agiscono come una discarica permanente, e quindi possiamo aspettarci che il mercurio che finisce lì rimarrà sepolto per molti milioni di anni. La tettonica a placche trasporterà questi sedimenti in profondità nel mantello superiore della terra. Ma anche se il mercurio viene rimosso dalla biosfera, rimane abbastanza allarmante quanto mercurio sia finito nelle fosse oceaniche. Questo potrebbe essere un indicatore della salute generale dei nostri oceani».

Uno degli autori dello studio Peter Outridge, di Natural Resources Canada e autore principale del Global Mercury Assessment dell’Onu, ha sottolinea che «I risultati di questa ricerca aiutano a colmare un gap di conoscenze chiave nel ciclo del mercurio, ovvero il tasso reale della rimozione del mercurio dall’ambiente globale nei sedimenti dell’oceano profondo. Abbiamo dimostrato che i sedimenti nelle fosse oceaniche sono “hot spot” di accumulo di mercurio, con tassi di accumulo di mercurio molte volte superiori a quanto si credeva in precedenza».

Il coautore Ronnie Glud, professore e direttore dell’Hadal Centre della Syddansk Universitet danese e leader scientifico della spedizione internazionale nelle fosse oceaniche, conclude: «Questo documento richiede un ampio campionamento aggiuntivo delle profondità oceaniche e in particolare delle trincee adali, per supportare questo lavoro preliminare. In definitiva questo migliorerà l’accuratezza dei modelli ambientali del mercurio e la gestione dell’inquinamento globale da mercurio».

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