Martedì, 04 ottobre 2022 - ore 17.55

Arresto di emergenza per la centrale nucleare di Bushehr: ''Per riforme tecniche'' e ''Guasto tecnico''

Ripresi i negoziati sul nucleare iraniano dopo la vittoria dell’ultraconservatore Raisi alle elezioni presidenziali

| Scritto da Redazione
Arresto di emergenza per la centrale nucleare di Bushehr: ''Per riforme tecniche'' e ''Guasto tecnico''

Mentre l’Iran annunciava la vittoria del super-conservatore ayatollah Seyed Ebrahim Raisi in quelle che sembrano essere le elezioni presidenziali meno partecipate di sempre e disertate dai progressisti perché tutti i loro candidati erano stati “bocciati” dalla commissione elettorale, l’Ufficio delle pubbliche relazioni dell’Organizzazione dell’energia atomica dell’Iran in una nota diffusa ieri ha annunciato che  «La centrale nucleare di Bushehr ha subito un arresto di emergenza temporaneo per riforme tecniche».

Poi ha precisato che in realtà il blocco è avvenuto «A seguito di un guasto tecnico nella centrale di Bushehr e dopo un giorno di preavviso al ministero dell’energia, questo impianto è stato temporaneamente spento e scollegato dalla rete elettrica nazionale».

Il comunicato, citato dalla radio ufficiale internazionale IRIB, afferma che «L’arresto temporaneo durerà tre o quattro giorni e questa centrale sarà presto ricollegata alla rete elettrica nazionale».

La costruzione della centrale nucleare di Bushehr, l’unica per ora in attività in Iran, era stata iniziata dai tedeschi all’epoca della dittatura dello scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi e sospesa dopo la vittoria della rivoluzione islamica. La costruzione di  Bushehr, ripresa grazie a un accordo tra Repubblica Islamica e Russia, è stata al centro della crisi nucleare tra Iran e Occidente che alla fine portò all’accordo tra G5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia Usa e Germania) e Iran poi stracciato da Donald Trump in accordo con Israele e Arabia saudita e con il consenso di fatto dell’Europa.

Non a caso, dopo l’incontro tra il presidente iraniano uscente, Hassam Rohani, e il neoeletto Raisi, che entrerà in carica il 3 agosto, Rohani ha detto di sperare che nei restanti 45 giorni del suo mandato si crei una situazione migliore, compresa la revoca delle sanzioni Usa e una riduzione della diffusione del Covid.

Ieri, in occasione della ripresa dei negoziati sul nucleare iraniano a Vienna, il vice ministro degli esteri di Teheran, Abbas Araghchi, capo negoziatore iraniano ha detto che «Siamo vicini ad un accordo, ma non è facile coprire la distanza rimasta. E’ ora che le altre parti nei negoziati prendano una decisione».

I colloqui indiretti tra l’Iran e gli Usa, con la mediazione dei Paesi europei, Russia e Cina, per il ritorno di Washington nell’intesa del 2015 e la revoca delle sanzioni, sono ripresi ma rischiano di saltare se l’ultraconservatore Raisi deciderà di inasprire lo scontro con il presidente Usa Joe Biden.

Araghchi ha precisato che è l’ultimo giorno della sesta tornata di trattative  «Le parti hanno svolto finora un lavoro intenso. Tutti i documenti sono quasi pronti e i negoziatori sospenderanno i colloqui per alcuni giorni per ritornare alle loro capitali per le consultazioni e le decisioni da prendere».

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