Giovedì, 14 novembre 2019 - ore 03.04

Emilio Zanoni , Il Poeta Vernacolare cremonese| Agostino Melega

Come tutti i poeti vernacolari che hanno scritto prima degli anni Sessanta si è rifatto al vocalismo francese

| Scritto da Redazione
Emilio Zanoni , Il  Poeta Vernacolare  cremonese| Agostino Melega

Quando ha scritto <<Chel che ghe stat ghe stat>>, Emilio Zanoni non si trovava nel “mezzo del cammin” di sua vita, ma un poco più in là negli anni, tanto da ritrovarsi già alle spalle una lunga ed impegnativa esistenza, volata via, come lui dice, con la velocità di un go-kart . Ed il suo pensiero ed il suo cammino esistenziale vengono sentiti più vicini alla meta conclusiva che al punto di partenza.

A questo punto del cammino è ormai inutile rimuginare sul passato e sugli avanzi rancidi dei rimescoli. Quello che è stato è stato! E quindi è più opportuno guardare l’ombra del domani che avanza senza aver problemi di conoscere la distanza del suo tempo d’arrivo. E con la compagnia immancabile della sigaretta accesa sugli antichi ricordi, e con la consapevolezza di non aver sprecato il tempo nel passato, il poeta è sereno nel prendere atto, al di là di quanto è già avvenuto nella vita, della tranquillità e della quiete che l’aspetta.

CHEL CHE GHE STAT GHE STAT

FIOUR IN DI I ORT!

LA VITTA LA TRAPASSA SEOUL GO-KART

EL PENSEER NOSTER LE’ OURAMAI COUI MORT.

PIZA NA SIGARETAA L’ACENDINO DEL PASSAAT DE SCART

E DAGHEN PUR NA TAIA A LA TOEU FETA.

CHEL CHE GHE STAT GHE STAT!

GUARDUM AVANTI L’OMBRA CHE L’AVANSA

SENSA DISTANSA E SENSA LUNTANANSA

E COUN LA SIGARETA PIZA AI RICORDI ANTIGH

(TANT GOUM MAI COUNSERVAAT LA PANSA PER I FIGH)

GUARDUM DE LA DI I ORT

DE LA VITTA LA CALMA PACIFICA DI I MORT!

Come tutti i poeti vernacolari che hanno scritto prima degli anni Sessanta, al tempo in cui non esisteva una sistematicità e una uniformità di soluzioni grafematiche, anche Emilio Zanoni si è rifatto al vocalismo francese, rendendo normalmente il suono -ü- con la vocale -u-, il suono -ö- con -eu- e il suono -u- con -ou-. In seguito, con la costituzione del <<Comitato promotore di studi e ricerche di dialettologia, storia e folklore cremonese>> sono state redatte una serie di norme unificanti, con l’obiettivo di agevolare la lettura. Con questo criterio innovativo rispetto al passato, oggi accolto dai maggiori poeti viventi del dialetto cremonese, abbiamo trascritto la stessa poesia presentata sopra nella sua veste originale.

CHÉL CHE GH’È STÀT GH’È STÀT

Fiùur in d’i j òort!

La vìta la trapàsa sö ‘l go-kart

el penséer nòoster ‘l è uramàai cu’ i mòort.

Pìsa na sigaréta

a ‘l acendìino de’l pasàat de scàart

e dàaghen püür na tàja a la to féta.

Chél ghe gh’è stàt gh’è stàt.

Guàardum avàanti l’ómbra che l’avàansa

sèensa distàansa e sèensa luntanàansa

e cun la sigaréta pìsa a i ricòordi antìich

(tàant gh’ùm màai cunservàat la pàansa per i fìich)

guardùm de là d’i j òort

de la vìta la càalma pacìfica d’i mòort.

QUEL CHE E’ STATO E’ STATO. Fiori negli orti (della giovinezza)!/ La vita ti attraversa (veloce) come su un go-kart./ Il nostro pensiero è ormai con i morti./ Accendi (allora) una sigaretta/ all’accendino del passato accantonato nel ciarpame/ e smettila con la tua favella inconcludente./Quel che è stato è stato./Guardiamo avanti l’ombra che avanza/ senza timore del rapporto di vicinanza e di lontananza/ e con la sigaretta accesa ai ricordi d’un tempo - tanto non ci siamo mai rassegnati alla generale povertà -/ guardiamo al di là degli orti della vita (passata)/ la calma serafica dei morti.

Ricerca di Agostino Melega (Cremona)

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