Domenica, 25 luglio 2021 - ore 03.00

Scoperto l’uovo gigante del mini emù estinto dall’uomo

La storia dell’emù di King Island: estinto in 8 anni dai cacciatori di foche. Poi i suoi fossili sono stati distrutti da un campo da golf

| Scritto da Redazione
Scoperto l’uovo gigante del mini emù estinto dall’uomo

Quando, all’inizio del XIX secolo, i coloni europei si stabilirono per la prima volta sull’allora disabitata King Island, al largo della costa meridionale dell’Australia, scoprirono che ci viveva  un piccolo di emù, l’emù di King Island o emù nero (Dromaius novaehollandiae minor) che arrivava solo a un metro di altezza. Questi mini emù prosoperavano nella boscaglia dell’isola, ma in soli 8 anni dopo l’arrivo degli europei si erano estinti. Ora i ricercatori hanno scoperto l’unico uovo conosciuto di questo straordinario uccello e ne danno notizia nello studio “Eggs of extinct dwarf island emus retained large size”, pubblicato su Biology Letters da Julian Hume del Department of life sciences del Natural History Museum di Londra e Christian Robertson, un ricercatore di King Island.

Prima dell’arrivo dei coloni europei, in diverse isole al largo dell’Australia sud-orientale vivevano diverse sottospecie di emù, tra le quali l’emù della Tasmania (D. n. diemenensis), l’emù di Kangaroo Island (D. n. baudinianus) e, appunto l’emù di  King Island. A causa delle dimensioni limitate delle isole, questi uccelli – ora tutti estinti – si sono evoluti diventanto più piccoli dell’emù continentale australiano (Dromaius novaehollandiae) che arriva quasi a 2 metri di altezza e a pesare 55 Kg. La più piccola di queste isole era King Island e alla fine l’emù più piccolo diventò quello che ci viveva.

Al Natural History Museum  spiegano che «Si sa molto poco dell’emù di King Island, perché in meno di un decennio dalla sua registrazione da parte degli europei, tutti gli uccelli selvatici della sua specie esistenti furono spazzati via, con solo due individui sopravvissuti a Parigi fino alla morte di entrambi nel 1822».

Ora la ricerca condotta da Hume, un paleontologo dell’avifauna del Museum, e da  Robertson ha documentato l’esistenza dell’unico uovo conosciuto di questi uccelli, rivelando che il minuscolo emu depositava uova più o meno delle stesse dimensioni dei suoi giganteschi cugini della terraferma australiana.

Prima dell’arrivo dei coloni europei, King Island era ricoperta da foreste di eucalipti che sulle coste diventavano una macchia che conduceva a spiagge sabbiose. Queste lunghe spiagge ospitavano una grande colonia di elefanti marini, che disgraziatamernte attrassero i primi coloni europei.

Dopo l’istallazione dei primi impianti per lavorare il grasso degli elefanti marini, la popolazione umana dell’isola crebbe e iniziò a bruciare la macchia e a cacciare gli emù per mangiarli. Caccia indiscriminata e distruzione dell’habitat portarono all’estinzione il piccolo emù nero nel 1810.

Gli emù nani di King Island vennero formalmente documentati per la prima volta dagli europei nel 1802, quando una spedizione francese guidata dall’esploratore e cartografo Nicolas Baudin approdò sull’isola. Allora, le uniche persone che vivevano a King Island appartenevano a una piccola comunità di cacciatori di foche che vi si erano stabiliti per approfittare della grande colonia di elefanti marini.

Hume spiega che «E’ in quel periodo che Baudin ha radunato un certo numero di individui vivi, compresi i pulcini, per portarli a casa sua in Francia». Gli emù morirono quasi tutti durante il lungo viaggio via mare  ma l’equipaggio conservò i loro scheletri e impagliò alcuni pulcini. Sopravvissero solo un maschio e una femmina, che morirono a Parigi nel 1822, scomparendo a pochi mesi l’uno dall’altro e portando all’estinzione definitiva della loro preziosa sottospecie.

Mantenere in vita i due mini emù non fu un’impresa facile: «Durante il viaggio gli emù si rifiutarono di mangiare, quindi l’equipaggio dette loro da mangiare rum e biscotti di bordo per farli sopravvivere – spiega Hime – Ogni volta che approdavano da qualche parte, l’equipaggio portava gli uccelli a riva per dare loro un po’ di tregua».

Quando questi due emù neri arrivarono a Parigi, la loro nativa King Island era già stata stata trasformata così tanto dai coloni che non la avrebbero riconosciuta e non avren

Hume racconta che «Quando Baudin arrivò King Island c’erano già 13 persone. Ma poiché c’erano enormi colonie di elefanti marini, sempre più coloni arrivarono e iniziarono a bruciare la foresta. Un rapporto del 1806 dice che tutto quel che si poteva vedere lungo la costa erano incendi». Nel giro di soli 4 anni da quel rapporto, l’intero habitat dell’emù era. Ma non era l’unica minaccia: alla distruzione del loro habitat naturale si è sommato l’appetito insaziabile dei cacciatori di foche per la carne di questi uccelli incapaci di volare. Quando Boudin arrivò a King Island, raccontò che il capo dei cacciatori di foche affermava di aver mangiato personalmente 300 emù nei 6 mesi in cui era stato lì. «Intorno al 1810 tutti gli emù di King Island erano estinti, e i due che arrivarono a Parigi erano già gli ultimi della loro specie»

Il lasso di tempo tragicamente breve tra quando l’emù di King Island venne formalmente descritto e quando si estinse non permise di sapere quasi nulla di questo insolito uccello e della sua ecologia.

Hume e i suoi colleghi hanno cercato di riempire alcuni di questi spazi vuoti dopo che una grande quantità di ossa di emu fossili e frammenti di conchiglie è stata trovata nelle dune di sabbia di King Island. Ma l’uomo che aveva estinto l’emù nero ha provocato un altro disastro: nel 2015 l’eccezionale sito pieno di fossili è stato distrutto per far posto a un campo da golf.

Per quasi un secolo, non è stata prestata molta attenzione agli emù nani che vivevano in una manciata di isole australiane. Poi, all’inizio del XX secolo, alcuni ricercatori hanno scavato le dune sabbiose di King Island e hanno rivelato una ricchezza di ossa di emù fossilizzate. E’ stato questo a spronare Julian ad andare sull’isola nel 2014 per catalogare i fossili in situ  insieme a Robertson.  Quando i due ricercatori tornarono nello stesso sito nel 2015 scoprirono che nell’area era stato costruito un campo da golf. Hume racconta che «Non avevamo esaminato tutta l’area perché avevamo poco tempo, ma pensavamo che ci fossero potenzialmente altri letti fossili nello stesso sito. Quando siamo tornati l’anno successivo sopra ci era stato costruito un campo da golf. Avevano completamente distrutto l’intera area».

Quando Hume e Robertson hanno cercato di entrare nel campo da golf per vedere cosa poteva essere rimasto dei fossili, gli è stato impedito l’accesso. Fu una grande delusione e gli scienziati erano scoraggiati. Sono riusciti a trovare un altro sito con qualche fossile in più, ma il primo sito era il migliore e Hume dice che è stato sventrato.

Ma questa storia ha un lieto fine. Dopo aver denunciato la distruzione di un sito fossile così prezioso, Hume ha ricevuto un’e-mail da un proprietario di un terreno di King Island, adiacente al campo da golf, che lo invitava a venire a scavare lì. «Prima di tutto, erano molto infastiditi dal fatto che fosse stato aperto il campo da golf ed erano profondamente preoccupati che il sito fosse stato distrutto. Da allora un certo numero di proprietari terrieri ha espresso interesse ad aprirci le loro terre. E’ un risultato meraviglioso. Faccio questo tipo di lavoro in tutto il mondo da 25 anni e non era mai successo prima. Per la prima volta è successo qualcosa di positivo».

Fortunatamente Robertson  aveva anche raccolto e catalogato parte di quei fossili distrutti  dal campo da golf e analizzandoli è stata fatta l’eccezionale scoperta di un uovo di emù di King Island quasi completo.

Hume ha spiegato in un’intervista su WordsSideKick.com.  che «Ha trovato tutti i pezzi rotti in un unico posto, quindi li ha incollati di nuovo insieme e ha avuto questo bellissimo uovo di emu di King Island quasi completo. E’ l’unico conosciuto al mondo».

E, nonostante le grandi differenze nelle dimensioni dei due uccelli l’unico uovo di emù di King Island conosciuto è solo leggermente più piccolo dell’uovo di emu della terraferma.  Confrontando questo singolo uovo di emu di King Island con l’unico uovo di emu di Kangaroo Island conosciuto, con una manciata di uova di emu della Tasmania e con 38 uova di emu della terraferma, Hume e Julian e Robertson  sono stati in grado di dimostrare che «Anche se gli emù in miniatura erano grandi circa la metà di quelli della terraferma, in realtà deponevano uova di dimensioni e volume simili. Questo suggerisce che, poiché le dimensioni corporee di questi uccelli si sono ridotte, per loro deve essere stato vantaggioso aver mantenuto contemporaneamente le dimensioni maggiori delle loro uova. Questo si vede anche nei kiwi della Nuova Zelanda, il cui uovo può pesare fino al 25% del peso corporeo di una femmina adulta. Si pensa che le dimensioni straordinariamente grandi dell’uovo di kiwi siano un adattamento, in modo che il piccolo sia già grande e indipendente».

Hume sospetta che questo possa essere stato anche il caso del mini emù e conclude: «Potrebbero aver prodotto pulcini relativamente grandi per dare loro una migliore possibilità contro i predatori autoctoni che vivevano su King Island, come i quoll carnivori».

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