Sabato, 20 agosto 2022 - ore 07.56

Euromanifestazione Lussemburgo

| Scritto da Redazione
Euromanifestazione Lussemburgo

Euromanifestazione Lussemburgo 
Politiche europee Molte migliaia i lavoratori hanno manifestato a Lussemburgo contro i piani di austerità dei governi europei e della Unione Europea. La manifestazione del 21 giugno è stata l'ennesima conferma della volontà dei sindacati di tutta Europa di continuare la mobilitazione contro la crisi che coinvolge milioni di lavoratori e pensionati in tutti i Peasi ed ha registrato vaste e prolungate proteste.
Nei mesi e nelle settimane scorse vi sono state molte mobilitazioni contro   i piani di austerità decisi dall'Unione Europea e dai vari governi nazionali.
'Il primo problema della Ue non e' il deficit, ma la disoccupazione'', ha dichiarato il presidente della Confederazione Europea dei Sindacati, lo spagnolo Ignacio Toxo (neo presidente della Ces, eletto ad Atene).
Bernadette Segol, Segretario generale della Ces, ha chiuso la manifestazione di Lussemburgo ricordando che governare l'Europa significa ''rafforzare il suo modello sociale, non abbatterlo'' ed ha aggiunto: ''non ci opponiamo al fatto che i governi prendano misure per equilibrare i conti, ma ci opponiamo al fatto che i lavoratori e i loro salari siano l'unico obbiettivo di questo aggiustamento'',
Mentre al vertice dei Paesi dell'Unione Europea convocato a Lussemburgo si propone un “piano di emergenza” per sostenere la crescita e l'occupazione in Grecia, La Ces ha voluto organizzare la protesta europea con migliaia di persone arrivate da tutte le parti d'Europa, a bordo di treni e di decine di pullman. L'occupazione sia la priorità, no ai piani di austerità, più politiche attive per creare posti di lavoro e sconfiggere la disoccupazione: questi gli slogan che hanno accompagnato il corteo, mentre una dura cririca veniva rivolta al patto Europlus, sottoscritto a marzo dai leader di diciassette paesi dell’eurozona, con l'aggiunta recente di Romania, Polonia, Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania. Si tratta del pacchetto di misure relative alla stabilità finanziaria e la competitività. Quel piano che prevede di legare l’evoluzione salariale alla produttività e che  ipotizza riforme per ridurre i costi del sistema pensionistico e dello stato sociale e che stabilisce limiti ai deficit di bilancio per legge.
La protesta contro le politiche dell'Unione Europea è ormai di lunga data:in ogni Paese dell'Unione ci sono stati scioperi e proteste: dai centomila lavoratori scesi in strada a Bruxelles lo scorso 29 settembre  alle manifestazioni di  Dublino,  Lisbona, Parigi, Roma, Varsavia, Atene, Madrid ed in altre capitali europee per riaffermare il no all'austerita, la  priorita' al lavoro e alla crescita. Lo stesso giorno  c'era stato uno sciopero generale che aveva fermato tutta la Spagna; sempre in ottobre ricordiamo le prolungate mobilitazioni e proteste in Francia contro la stretta sulle pensioni e lo sciopero generale in Belgio. In Grecia sono state continue e massicce le proteste contro le misure di austerità indicate dal governo e dopo 7 scioperi generali, la settimana scorsa vi è stata la ennesima protesta generale
Ma un po' in tutta Europa  è continuata: in Danimarca contro i tagli del governo, in Norvegia per l'aumento dei salari, in Finlandia  i lavoratori delle costruzioni navali ed i portuali, in Germania i settori dei servizi, in Svezia i lavoratori del commercio e del trasporto aereo, Ci sono stati scioperi e cortei in Gran Bretagna contro i tagli alla spesa sociale voluti da Cameron e  il 26 marzo, c'è stata a Londra la più grande manifestazione sindacale della storia britannica con oltre 500mila persone in corteo nelle vie del centro.
Il Portogallo vi sono state manifestazioni e scioperi, come  in Irlanda.
Anche ad Est la protesta è dilagata: in Romania il presidente Traian Basescu ha confermato la politica dei tagli agli stipendi pubblici e ai servizi sociali provocando proteste e scioperi; in Slovenja ed in Lettonia protestano i dipendenti pubblici, nella repubblica Ceca e in Slovacchia i trasporti. Giornata storica a Budapest, il 9 aprile , quando oltre 50 mila persone sono sfilate nel centro della capitale ungherese per la Eurodimostrazione indetta dai 6 sindacati ungheresi e dalla Ces, con una forte partecipazione dei sindacati di tutta l'Europa dell'Est.
In Italia lo sciopero del 6 maggio ha visto una massiccia adesione alle 130 manifestazioni: dopo gli scioperi generali del 2008, 2009 e del 2010, la Cgil è ancora in campo nonostante le divisioni con Cisl e Uil, che a loro volta cominciano a sentire la necessità di una qualche mobilitazione.
Questa è la sfida del sindacato europeo, proseguire la mobilitazione per una inversione di marcia rispetto alle strategie dell'austerità e per cambiare le norme di governance economica attuali.
Le ragioni le ha spiegate Fernández Toxo secondo il quale il patto proposto dalla UE  è profondamente antidemocratico “perché tutte le questioni che sono state escluse dai Trattati dell’Unione europea oggi sono fatte proprie dall’Ecofin e imposte ai governi dei vari paesi:  contratti collettivi, stipendi, pensioni, disoccupazione giovanile. Questioni afferenti i governi nazionali e gli spazi di concertazione sociale propri a ciascun Paese”.
Inoltre, secondo Toxo si tratta di scelte che peggiorano la situazione che oggi registra  persone  23 milioni di persone senza lavoro. Intanto si taglia lo stato sociale, si  allungano i tempi per la pensione, riducendone gli importi, si allontana la possibile ripresa e si compromettono le conquiste sociali raggiunte come sanità, educazione, aiuti alle famiglie disagiate.
Il Sindacato europeo ha avanzato proposte vere, dall’imposizione di tasse sulle transazioni finanziarie a carico delle banche, per risarcire una parte dei danni che hanno procurato alle economie europee, all'armonizzazione della base imponibile per l'imposta sulle società, alla possibilità di introdurre Eurobond, ad una strategia coordinata contro la disoccupazione, in particolare giovanile.

fonte Cgil Italia

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