Mercoledì, 28 ottobre 2020 - ore 15.54

Mattarella e i 50 anni delle Regioni

''Italia chiamata a prova impegnativa''

| Scritto da Redazione
Mattarella e i 50 anni delle Regioni

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha pubblicato un lungo messaggio per i 50 anni delle Regioni, ricordando che le istituzioni locali rappresentano il fondamento della democrazia. "Cinquant'anni or sono - dichiara il Capo dello Stato - i cittadini delle Regioni a statuto ordinario vennero chiamati per la prima volta alle urne per eleggere i loro rappresentanti nei Consigli regionali. Si completava così il disegno dei Costituenti e la democrazia nel nostro Paese compiva un ulteriore, significativo passo in avanti, ampliando le sue basi e rafforzando il carattere pluralista delle sue istituzioni".

Le Regioni e gli altri enti locali, ribadisce il presidente della Repubblica, sono la garanzia per i cittadini contro il carattere autoritario che uno Stato può assumere durante i regimi. "La Repubblica nasce nel rifiuto del carattere autoritario e centralista dello Stato, inasprito dal regime fascista, contro la tradizione dei liberi Comuni e delle identità dei territori, ricchezza della civiltà dell'Italia. Il principio di autonomia, delle Regioni e degli enti locali, è alle fondamenta della costruzione democratica, perché - prosegue - appartiene al campo indivisibile delle libertà e costituisce un regolatore dell'equilibrio costituzionale".

Durante la pandemia c’è stato anche un dibattito acceso tra governo centrale e regioni, alcune delle quali hanno chiesto un intervento più risolutivo di Roma, mentre altre hanno rivendicato maggiore autonomia. Mattarella conferma che la riflessione sia ancora aperta, ma i conflitti non giovano a nessuno. "L'esperienza delle Regioni ha attraversato diverse stagioni - insiste - è stata oggetto di confronti molto intensi, e di riforme che hanno modificato non solo il profilo legislativo e amministrativo degli enti, ma anche il funzionamento complessivo dei poteri democratici della Repubblica. Dopo mezzo secolo di esperienza la riflessione è ancora aperta, e la stessa lotta alla pandemia ci ha posto di fronte a nuovi interrogativi su come rendere migliore il servizio ai cittadini ed evitare che conflitti e sovrapposizioni tra istituzioni possano creare inefficienze paralizzanti o aprire pericolose fratture nella società".

Insomma, il paradigma è quello di coltivare le autonomie e le diversità all’interno dell’unità nazionale. "La libertà dei territori e l'autonomia delle comunità sono un contributo all'unità nazionale, nel quadro di una leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Le intese tra Stato, Regioni, Comuni, Province sono parte qualificante dell'azione di governo. Le diversità - se non utilizzate in modo improprio - sono un moltiplicatore di crescita civile, economica, culturale. L'Europa stessa è chiamata a valorizzare la dimensione regionale, come vettore di integrazione".

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