Martedì, 23 luglio 2019 - ore 20.08

Montagna, l’economia basata sugli sci è ancora sostenibile?

L’Italia ospiterà le Olimpiadi invernali del 2026: qualche spunto di riflessione sul modello di sviluppo per le nostre aree montane.

| Scritto da Redazione
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Il matrimonio di interesse fra Milano e Cortina ha funzionato: le Olimpiadi invernali del 2026 si svolgeranno in Italia. Fra cori festanti, esaltazioni del “Modello Expo”, qualche amministratore che probabilmente si starà mangiando le dita e i meme ironici sui rischi del riscaldamento globale, qualche riflessione va fatta.

Per chi è appassionato di sport come me, le Olimpiadi sono sempre una festa, nella quale, oltre a tifare per i tuoi campioni, puoi appassionarti a sport di cui manco conoscevi l’esistenza e seguire le vicende degli atleti di nazioni sperdute, che per esserci fanno sacrifici che noi non possiamo nemmeno immaginare. Il problema però sono gli effetti collaterali che eventi del genere si portano dietro, che sono, a mio avviso, figli più di una mentalità “predatoria” che di reali necessità.

Stando a quel che si dice, queste Olimpiadi dovrebbero svolgersi utilizzando prevalentemente impianti esistenti e realizzando poche strutture facilmente riconvertibili: spero sia la volta buona, perché Torino porta ancora oggi le cicatrici di strutture realizzate e poi abbandonate al loro destino, perché tutte le ultime edizioni delle Olimpiadi si sono portate dietro pesanti episodi di speculazione edilizia che sono andate a danno dei ceti meno abbienti (questo aspetto merita un discorso a parte) e perché anche Expo prevedeva inizialmente un modello realizzativo completamente diverso, molto più sostenibile di quello finale, che è stato stravolto in corso d’opera.

Mi preme qui fare qualche riflessione sul modello di sviluppo delle aree montane comunemente accettato e considerato inderogabile, ma diventato ora decisamente poco sostenibile. Salvo casi eccezionali nelle aree montane, soprattutto quelle più in quota, si vive di turismo. Sci d’inverno ed escursionisti d’estate, con lunghi periodi di “magra”. Ci sono alcune località che hanno capito l’opportunità di modulare le presenze su periodi più lunghi e hanno deciso di investire in iniziative prevalentemente di stampo sportivo, ma non solo. Sotto questo punto di vista il Trentino-Alto Adige è stato forse il precursore, vista la grande attenzione che da tempo presta al mondo della bicicletta e della mtb: iniziative di chiusura dei passi alpini per lasciare liberi i ciclisti di appropriarsi di strade e panorami in sicurezza, gran fondo di bici su strada e mountain bike (Maratona dles dolomitesSellaronda MTB Hero e altre iniziative), che richiamano moltissimi appassionati. Ora anche altre località attuano iniziative analoghe.

Questo d’estate. E in inverno? Si deve trovare il modo per svincolare l’economia delle aree montane dalle bizze di un clima impazzito (a causa nostra, beninteso), che di neve ne porta poca o “distribuita” male nella stagione e temperature che rendono complicato l’innevamento artificiale. Le voci fuori dal coro che si interrogano sulla sostenibilità dell’economia fondata su sci e cabinovia sono poche, ma di tanto in tanto cominciano a farsi sentire. Non sono però ancora sufficienti per spingere gli operatori del settore a cambiare visione. E può anche capitare di buttare al vento opportunità innovative.

Il prossimo venerdì vi racconterò la storia di un’occasione mancata per un’area splendida delle nostre Dolomiti.

- Barbara Gamba -

 

Foto:

  • Esultanza della delegazione Milano-Cortina 2026
  • I luoghi delle Olimpiadi 2026
  • Maratona dles Dolomites (ediz. 2018)
  • Sellaronda mtb Hero (ediz. 2019)
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