Lunedì, 09 dicembre 2019 - ore 22.47

Fridays For Future, una lezione dagli studenti

Siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene alle persone - G. Thunberg

| Scritto da Redazione
Fridays For Future, una lezione dagli studenti

Oggi le piazze di tantissime città in tanti Paesi si riempiranno di ragazzi e di meno giovani, di cartelli, di colori, di slogan e canti, ma soprattutto di domande. Con il 3° global Strike For Future le giovani generazioni, il nostro futuro, ci chiedono di occuparci del loro, di futuro.

Questi ragazzi ci stanno dando una lezione potentissima, ci stanno ricordando che si deve tornare a lottare per ciò in cui si crede e con una visione proiettata al futuro, e lo stanno ricordando a generazioni parecchio disilluse e un po’ troppo concentrate sul presente, che si sono dimenticate cosa vuol dire pensare in prospettiva futura ed agire di conseguenza (ne sono un esempio i commenti che ho sentito da qualche adulto poco fa, su un treno invaso da studenti un pochino “rumorosi”).

Abbiamo una classe politica che imposta la strategia politica sul ritorno immediato in termini di consenso, spesso senza preoccuparsi della reale fattibilità (sotto il punto di vista normativo e della sostenibilità economica) di ciò che vanno a proporre. La classe politica fa così perché noi adulti, quelli che possono utilizzare quel potente strumento che è un segno sulla scheda elettorale, lo consentiamo, perché, in fondo, i politici di cui tanto ci lamentiamo ci assomigliano.

Questi ragazzi sono un segno di rottura con questo schema e la classe dirigente comincia ad accorgersene, con reazioni diverse a seconda dell’appartenenza politica: c’è che denigra questi ragazzi (soprattutto la loro “ispiratrice”), c’è chi cerca di cavalcare l’onda, pochi danno mostra di aver ben compreso cosa c’è in ballo. Qualche segno positivo però lo possiamo vedere: mentre il precedente Ministro della Pubblica Istruzione Bussetti a marzo aveva liquidato la questione con un pilatesco accenno ad una battaglia giusta da farsi con lezioni regolari, con la nuova gestione Fioramonti il MIUR ha emanato una circolare con la quale si chiede agli istituti di giustificare l’assenza di oggi e di non conteggiarla nel computo del monte annuo, “stante il valore civico che la partecipazione riveste”.

I ragazzi scendono in piazza perché sono troppo pochi gli adulti che lo fanno, perché noi "grandi" non chiediamo con sufficiente energia ai nostri rappresentanti in parlamento di essere meglio di noi e di pensare per il bene di tutti, non solo per quello di una singola categoria o in funzione dei sondaggi elettorali.

I ragazzi scendono in piazza perché il tempo sta finendo e gli adulti, con la loro inerzia, stanno rubando il futuro ai propri figli.

-  Barbara Gamba –

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