Lunedì, 16 settembre 2019 - ore 18.02

La chimica nel nostro piatto

Il rapporto “Stop pesticidi 2019” di Legambiente ci parla della qualità dei cibi che finiscono sulla nostra tavola. Ma c'è chi si mobilita...

| Scritto da Redazione
La chimica nel nostro piatto

Il rapporto “Stop pesticidi”, che Legambiente redige dal 2017 utilizzando dati di ARPA, ASL e degli Istituti Zooprofilattici Regionali, delinea una situazione non proprio esaltante.

Il 61% dei campioni non presenta residui, ma la percentuale di campioni che, pur essendo nei limiti, presentano residui di almeno un composto chimico, non cala rispetto al passato (34% circa). Aumenta invece quella dei campioni irregolari (circa 1.3%). Le maggiori criticità sono state osservate sui prodotti extra UE, i prodotti italiani sono invece quelli meno contaminati.

Sono numerosi i fattori che concorrono a delineare questa situazione. Fra questi, anche l’impiego di sostanze illegali o contraffatte, che si stima coprano il 10% del mercato. Il loro impiego è spesso connesso ad altre forme di irregolarità, come il caporalato: spesso i lavoratori sono obbligati ad impiegare queste sostanze, magari senza alcuna informazione e precauzione.

Un altro fattore, spesso poco considerato, è dato dalla qualità dell’acqua: il 67% delle acque superficiali e il 33% di quelle sotterranee contengono composti chimici estranei.

Bisogna poi ricordare che i limiti sui residui riguardano le singole sostanze e non vengono invece posti limiti particolari in caso di presenza di più sostanze. Ed è questo aspetto, oltre alla problematica relativa alle distanze di sicurezza da abitazioni e coltivazioni biologiche, che viene preso in considerazione nella mozione approvata alla Camera qualche mese fa, e che impegna il Governo ad intervenire in materia.

Per cominciare a fare qualcosa di concreto in materia è stata lanciata una iniziativa a livello europeo: è nata infatti la rete europea “città libere da pesticidi”, alla quale aderiscono anche 30 comuni italiani, che propone da subito l’eliminazione dei pesticidi dai luoghi pubblici, prevedendo una successiva estensione del divieto nelle zone vicino alle abitazioni, ponendo condizioni più restrittive rispetto a quelle attualmente vigenti.

Un altro punto su cui si può intervenire riguarda la distribuzione dei fondi della Pac, che in Italia sono fagocitati dalle colture tradizionali (97% delle somme stanziate). L’agricoltura biologica è, invece, un tassello fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici e difende la qualità dei prodotti, e come tale va incentivata.

- Barbara Gamba –

Fonti: La Nuova Ecologia - Marzo 2019 - Comunicato stampa di Legambiente

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