Giovedì, 14 novembre 2019 - ore 10.03

Polvere

La verità sul caso Regeni sta finendo sotto al tappeto, tra rimozione di striscioni e azioni di sabotaggio del governo egiziano.

| Scritto da Redazione
Polvere

Gli amministratori leghisti ora hanno una gran fretta di far sparire gli striscioni gialli dedicati a Giulio Regeni.

Ad essere sinceri, il primo ad attuare una iniziativa del genere fu, nel 2016, il sindaco di Trieste (di Forza Italia), che aveva fatto togliere lo striscione anticipando una mozione della maggioranza di centrodestra. Dipiazza aveva addirittura parlato di “togliersi un dente cariato”, riferendosi alla campagna del quotidiano “Il Piccolo”, che invitava il sindaco a respingere la mozione, e ad una presunta “strumentalizzazione politica” dei fatti. Una rimozione particolarmente dolorosa, questa, sia perché Regeni era nato a Trieste e residente in provincia di Udine, sia perché i fatti erano troppo freschi perché si potesse anche solo pensare ad una strumentalizzazione dei fatti… quantomeno da parte di chiedeva giustizia.

Nelle ultime settimane si è assistito ad un moltiplicarsi di queste “rimozioni”, che sono non solo fisiche: a Ferrara, per festeggiare la vittoria nelle amministrative, i leghisti hanno esposto una bandiera della Lega coprendo lo striscione dedicato a Giulio. Qualche giorno fa ancora a Trieste, dove lo striscione è stato rimosso dal Palazzo della Regione, in Piazza Unità d’Italia, con la scusa di fare spazio a striscioni pubblicitari degli Europei U21 di calcio, che si giocano anche a Udine. Un’ennesima scusa, visto che Fedriga ha dichiarato che lo striscione non verrà più esposto.

Non l'ho fatto rimuovere per più di un anno per non portare nell'agone politico la morte di un ragazzo. Perfino la Uefa mi ha dovuto scrivere impaurita da sterili tormentoni che non fanno altro che strumentalizzare il dramma avvenuto. Evidentemente la mia attenzione per non urtare le sensibilità non ha pagato, e ci si sente pertanto legittimati a imporre con atteggiamenti prevaricatori cosa deve o non deve fare la Regione.

Due giorni dopo è il turno del neosindaco di Sassuolo, altra cittadina della ex rossa Emilia caduta in mani leghiste: Menani ha dichiarato

Non aveva più senso tenere ancora lì lo striscione. È una vicenda non più di attualità e tra l’altro in centro storico stava anche male, tutto impolverato.

Tutto questo avviene mentre in Egitto nuove azioni intimidatorie e di sabotaggio vengono fatte nei confronti di chi lavora per ottenere verità, e i genitori di Giulio chiedono il ritiro dell’ambasciatore come segnale forte da parte del Governo.

Strumentalizzazione politica dei fatti, decoro… il lessico di destra utilizza schemi precostituiti per affrontare i problemi o (più frequentemente) fingere di farlo. Schemi che vengono applicati anche per giustificare provvedimenti discutibili, per motivare il fatto che si vuol rimuovere dalla vista ciò che non si è in grado, o non si vuole, affrontare.

La polvere che, a detta degli amministratori di destra, si è depositata sugli striscioni, sembra più che altro una metafora del metodo adottato dalla compagine al governo: nascondi ciò che non sai risolvere, ha poca importanza che tu lo faccia accusando altri delle tue decisioni o inventando qualche tema su cui far caciara per non far parlare del resto. D’altra parte se la vicenda di un giovane torturato ed ucciso viene derubricata a vicenda personale che non può condizionare i rapporti fra due stati amici come Italia ed Egitto, come ha dichiarato la scorsa estate Matteo Salvini, perché scaldarsi per uno striscione?

- Barbara Gamba -

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