Giovedì, 13 agosto 2020 - ore 01.33

Riannodare i fili della memoria

Non lasciamo che questo 27 gennaio passi in secondo piano, offuscato dalla politica nazionale e locale

| Scritto da Redazione
Riannodare i fili della memoria

Il 2020 segna il 75 anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e della fine della seconda guerra mondiale, che per noi significa la fine dell'occupazione nazifascista. Simili anniversari meriterebbero grandi celebrazioni, ma questo 27 gennaio, Giornata della Memoria, rischia di passare in secondo piano rispetto ai risultati delle elezioni regionali. Avrebbe meritato ben altra attenzione il ricordo di ciò che è successo, perché ora siamo noi a dover raccogliere il testimone dagli ultimi sopravvissuti per mantenere forti le difese immunitarie nei confronti di ogni forma di totalitarismo e di discriminazione. 

Soprattutto sarebbe stato necessario ben altro livello di approfondimento per ricordare come ha potuto rafforzarsi, quasi un secolo fa, un movimento politico che si era macchiato di aggressioni e delitti ai danni degli avversari ben prima di prendere il potere (si ricordi ad esempio l'assassino di Attilio Boldori, ucciso nelle campagne di Casalbuttano nel dicembre 1921) e che si è poi reso responsabile dell'emanazione delle leggi razziali. 

Sarebbe stato necessario analizzare, senza sconti o autoassoluzioni da parte della classe dirigente e dei media, i meccanismi e le sottovalutazioni che hanno portato alla nuova esplosione di casi di intolleranza e di odio verso chi viene considerato "altro" : stranieri, omosessuali, persone di fede ed idee politiche differenti. Dal 2017 infatti si è verificato un netto incremento dei reati d’odio rispetto agli anni precedenti, la maggioranza dei quali sono di matrice razzista. Anche se le prime stime per il 2019 parlano di un lieve calo, non possiamo dimenticare che negli ultimi giorni abbiamo assistito all'imbrattamento con scritte antisemite della porta dell'abitazione di una deportata ad Auschwitz (che, tra l'altro, era stata arrestata in quanto staffetta partigiana), alla vandalizzazione di pietre di inciampo, di lapidi commemorative, ma abbiamo anche letto di aggressioni di sfondo omofobo e di ragazzi di colore (anche di nazionalità italiana) ai quali è stato vietato l'ingresso in locali pubblici. E la citofonata di Salvini ad una famiglia Tunisina su “segnalazione” di una vicina, troppo frettolosamente liquidata come “provocazione”, porta alla memoria ricordi di delazioni e di accuse formulate sulla base di chi si è, non per quello che si è fatto, con l’onere della prova a carico dell’accusato.

Il silenzio, qualche volta connivente, delle autorità ha consentito lo sviluppo di una rete di movimenti e associazioni di matrice neofascista, che si sono radicati nella società in alcuni casi facendosi scudo dietro al loro lato “buono”, mettendo in campo iniziative in contesti difficili e degradati, occupando lo spazio lasciato vuoto da stato ed associazioni di altra matrice, ma sfruttando tutto ciò per fare proselitismo soprattutto nei confronti dei più giovani. 

Il Giorno della Memoria non può essere un modo per apparire attenti per un giorno, una settimana, per poi non battersi adeguatamente affinché gli ideali di uguaglianza della nostra Costituzione trovino reale applicazione nella società. Non basta aver letto Primo Levi o il Diario di Anna Frank a scuola per poter dire di aver sviluppato gli anticorpi verso il fascismo. Ci vuole la pratica, l’attenzione, la lettura delle testimonianze e la riflessione su significati e analogie con il presente. Abbiamo bisogno di un dizionario che ci consenta di destreggiarci fra i messaggi propagandistici della destra, che sono ormai entrati nel linguaggio comune e manco ci rendiamo conto dei loro significati nascosti. Ci manca a volte la conoscenza di quanto accaduto vicino a casa nostra, perché i fatti dell’occupazione nazifascista e le persecuzioni le vediamo lontane, oltre che nel tempo, anche nello spazio.

Dobbiamo riannodare i fili della storia, delle singole storie che vanno a costituire un mosaico composito: da Liliana Segre, che da trent’anni porta la sua testimonianza presso scuole e incontri pubblici, alle sorelle Bucci, sopravvissute ad Auschwitz perché scambiate per gemelle, alla storia del ghetto di Terezin, del film e della musica… e molte altre. Solo così possiamo tessere la barriera protettiva in grado di respingere gli attacchi ai quali siamo sottoposti, ai tentativi di depotenziare il significato del 27 gennaio contrapponendo le nefandezze dei fascisti e lo sterminio pianificato dai nazisti alle persecuzioni nei regimi comunisti o, come ha fatto oggi il parroco della Cattedrale di Cremona, sfruttare la shoah per parlare di aborto, assimilato all'olocausto. 

Solo la conoscenza può farci capire che il nostro più grande pericolo è l’indifferenza, che porta a sottovalutare tutto ciò che non ci tocca direttamente, senza tenere presente che, prima o poi, gli “altri”, per un motivo o l’altro, potremmo diventare noi.

Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l'indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare

Liliana Segre

 

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