Domenica, 18 agosto 2019 - ore 05.31

Soyalism

Le monocolture hanno effetti economici e sociali. Ne parlano Stefano Liberti ed Enrico Parenti in un documentario presentato all’Idfa di Amsterdam.

| Scritto da Redazione
Soyalism

La scorsa settimana il mio zapping notturno mi ha portato casualmente su Rai3. Stavano trasmettendo un documentario inserito nel ciclo DOC3, sentendo parlare di deforestazione e monocolture ho posato il telecomando.

Si trattava di “Soyalism”, nome azzeccatissimo per affrontare un tema complesso come quello dei cambiamenti nelle abitudini alimentari in Cina e il loro legame con le deforestazioni in amazzonia e le monocolture di soya, con il land grabbing in Africa, l’acquisizione di importanti aziende della filiera alimentare USA.

Sentir parlare di consumo di calorie come obiettivo da perseguire, ovviamente in riferimento all’incremento del consumo di carne, spaventa per più motivi: un po’ perché la sensazione è che noi consumatori veniamo considerati dagli operatori del settore esattamente come gli animali allevati per produrre tanto in breve tempo, un po’ perché questo sviluppo è basato sull’utilizzo massiccio di pesticidi e diserbanti. Questo sistema sta distruggendo l’economia dei piccoli produttori che si trovano a non reggere il passo con questi colossi, che strappano ettari alla foresta, acquisiscono terreni dei contadini, contaminano i loro terreni spingendo gli insetti infestanti in quelli confinanti, coltivati dai piccoli agricoltori che cercano di resistere. In una intervista rilasciata ad AGI, gli autori hanno dichiarato:

Anche la Cina punta alle monocolture, perché purtroppo sono il modo più efficiente per produrre grandi quantità di cibo in poco spazio e la Cina, nonostante le sue dimensioni, non ha abbastanza terreni rispetto alla crescente domanda interna. Alcuni agronomi sostengono che concentrando i danni ecologici solo nello spazio delle monoculture e non in migliaia di terreni sparsi, si possano controllare meglio le pratiche agricole e concentrare l’inquinamento in un solo luogo. (…) Le monocolture tolgono lavoro ai contadini perché richiedono pochissima manodopera ed in genere utilizzano enormi quantità di fertilizzanti e pesticidi.

Alcuni agricoltori gettano la spugna, altri invece cercano di resistere e qualche cosa riescono ad ottenerla. Nella medesima intervista, Enrico Parenti ha dichiarato:

Abbiamo visto gruppi ambientalisti un po’ in tutti i luoghi toccati dal documentario: dagli Stati Uniti al Brasile al Mozambico. In tutti abbiamo riscontrato una profonda conoscenza dei meccanismi globali di funzionamento dell’agrobusiness e una notevole preparazione. Ovviamente con le differenze caso per caso: il movimento dei Sem Terra in Brasile ha una storia quasi quarantennale di lotta per la terra, in Mozambico i movimenti sono più giovani ma non meno battaglieri.

Parliamo tanto di sostenibilità (dello sviluppo, dei processi produttivi...), ma la prima cosa che dovremmo chiederci è: noi siamo sostenibili?

- Barbara Gamba -

Il documentario è stato selezionato dall’ Idfa (International Documentary Film Festival Amsterdam), che è il festival e il mercato più importante in Europa per il documentario. Per chi fosse interessato a vederelo, lo può trovare su RaiPlay, cliccando su questo link. Il trailer è invece disponibile su youtube.

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