Sabato, 19 ottobre 2019 - ore 04.50

I verdi in Italia, anno 0?

Mentre i Europa i Verdi hanno ottenuto risultati eccellenti, in Italia c'è un movimento da ricostruire partendo da qualche timidissimo segnale di ripresa, e dai giovani.

| Scritto da Redazione
I verdi in Italia, anno 0? I verdi in Italia, anno 0?

Le elezioni europee appena concluse ci hanno restituito un europarlamento più verde rispetto a quello uscente, mentre la sinistra europea e i popolari ne sono usciti ridimensionati, e il temuto sfondamento dei populisti è stato, tutto sommato, contenuto. I migliori risultati i Greens li hanno ottenuti in Germania, dove sono passati dal 6.9% al 20.7%, in Francia e in Gran Bretagna.

In Italia, come ben sappiamo, è andata in tutt’altro modo, con la Lega che ha superato il 34% e i verdi che si sono fermati al 2.3% (non hanno superato la soglia di sbarramento, come La Sinistra e + Europa). Mentre in Europa i verdi sono presenti da tempo, pur con alti e bassi anche rilevanti, in Italia erano spariti dal radar, diluiti nelle varie componenti politiche, affogati in alleanze talvolta discutibili.

Ma, soprattutto, è diversa la percezione che si ha dei verdi (e che i verdi hanno di sé stessi) in Europa rispetto all’Italia. In Europa hanno tutti ben presente le connessioni fra ambientalismo, diritti e lotta alle disuguaglianze, qui da noi questa cosa non è ancora stata compresa a fondo, lasciando spazio a polemiche, veti e accuse reciproche fra i verdi e gli altri partitini della galassia di sinistra, ognuno troppo concentrato sul proprio orticello.

I Verdi si sono trovati così, fra tentate alleanze e abbandoni sull’altare della consegna delle liste, a correre portando avanti il vessillo dei Verdi europei con Possibile come unico alleato, l’unico partito (micro pure lui) che ha ben chiaro che l’ambientalismo non può essere solo di facciata e pronto ad essere sacrificato alla prima difficoltà o al primo ricatto occupazionale, che le lotte per i diritti, la salute, il lavoro non possono essere affrontati senza considerare l’importanza della tutela dell’ambiente per la sopravvivenza delle generazioni future. E che, diciamolo, ha capito che le donne possono dare un contributo sostanziale alla discussione politica, senza essere utilizzate come bandierine per rispettare le quote rosa per poi essere messe da parte alla prima occasione.

E così in un mese si è passati dalle quotazioni iniziali (le stime parlavano di uno 0.5% dei voti) al risultato delle urne, un 2.3% assolutamente insufficiente per portare rappresentanti in parlamento, ma comunque un primo, timidissimo segnale di ripresa.

Beatrice Brignone, segretaria di Possibile, ha dichiarato: “Non c’è mai stata in Italia una politica forte e determinata in ambito ambientalista, a differenza di altri Paesi come l’Olanda o la Germania in cui la componente verde – per quanto minoritaria – esiste da tempo ed è cresciuta nell’ultimo periodo soprattutto nelle nuove generazioni. Loro hanno raccolto quello che hanno seminato, e noi cominciamo a seminare.”

Di un solido movimento ambientalista ne abbiamo bisogno come l’aria, così come avremmo bisogno di abbattere i recinti che separano verdi e sinistra, altrimenti la sensazione che si ha è che ci si concentri su poche battaglie gestite più sul piano ideologico e mediatico che su un approccio globale che punta ad una riconversione ecologica dell’economia. Una rivoluzione che porterebbe anche tanti nuovi posti di lavoro, tema caro alla sinistra: sarebbero posti di lavoro diversi rispetto a quelli che adesso vengono difesi, con risultati non proprio esaltanti, anche a causa del progressivo smantellamento dei diritti. E invece la chiave sta proprio qui, nella necessità di un cambiamento e nello studio di strategie che proteggano i più deboli dalle inevitabili ripercussioni che la riorganizzazione di un intero sistema può portare, aiutandoli a reinserirsi.

Per far questo serve una classe dirigente nuova, meno ancorata a logiche superate e basate su livelli di consenso nettamente superiori agli attuali, che non si lanci in veti senza senso o in tentativi di sistemare amici e parenti nelle liste. Serve più attenzione e coerenza nelle scelte, comprese quelle relative all’individuazione dei candidati alle competizioni elettorali, perché anche a questo giro è venuto fuori un bel casino nelle circoscrizioni Sud e Isole, con l’inserimento di persone riferibili a gruppi ambientalisti di estrema destra.

Spero possano portare il loro contributo i giovanissimi dei gruppi #FridaysForFuture, che hanno più chiare le conseguenze dei cambiamenti in atto per il semplice fatto che le subiranno, e che chiedono un mondo migliore.

Ecco, credo che il mio sentimento possa essere ben riassunto dalle parole di un militante che, quando Possibile si è trovata a dover scegliere se presentarsi col simbolo dei Greens o quello della GUE (scelta, peraltro, lacerante sotto molti aspetti), ha detto “Sarebbe come se mi chiedessero se voglio più bene al papà o alla mamma”. Forse sono proprio le famiglie europee che andrebbero riviste sotto un’ottica diversa, legata più a quanto si crede nelle potenzialità di una Europa Unita piuttosto che nelle percentuali di verde e di rosso presenti nel proprio DNA. In ogni caso, visto che l'Italia è un mondo a parte, si potrebbe tentare di costruire un movimento in grado di coniugare queste due visioni, ma deve essere qualcosa che parte dal sentito, dal vissuto delle persone, e non dai vertici, perché in questi anni di tentativi di somme di sigle imposti dall'alto e all'ultimo minuto ne abbiamo visti fallire troppi. 

- Barbara Gamba -

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