Sabato, 21 settembre 2019 - ore 13.01

La Siberia brucia, ma non importa a nessuno

La Siberia sta bruciando da due mesi nell’indifferenza generale, ma le conseguenze le pagheremo carissime, tutti quanti.

| Scritto da Redazione
La Siberia brucia, ma non importa a nessuno La Siberia brucia, ma non importa a nessuno

E’ già successo che in estate scoppiassero incendi in Siberia, complice anche il cambiamento climatico, ma in questa calda estate la situazione pare assolutamente fuori controllo.

E’ andato in fumo un territorio esteso quanto la Grecia, si stima che più di 300 incendi siano stati ignorati perché spegnerli costava troppo. Detto così sembra assurdo, ma un decreto varato nel 2015 dal Ministero per l’ambiente in sostanza considera ampie estensioni di territorio sacrificabili, se i costi connessi con lo spegnimento dovessero rivelarsi eccessivi. Ed è tutto più inquietante se si pensa che molti degli incendi scoppiati in questi vasti territori si sono, in realtà, sviluppati nei pressi delle vie di comunicazione (quindi sono di origine umana), altri sembrano stati innescati dai trafficanti di legname, qualcuno invece sarebbe stato causato da fulmini caduti in zone particolarmente secche. Questi focolai, con forti venti e temperature che hanno toccato i 30°C, sono diventati incontrollabili, i tentativi che sono stati fatti di recente si sono rivelati inefficaci.

Si parla di costi per lo spegnimento, ma cosa intendiamo con “costi”?

Intervenire costa, certo. Per il governo russo non vale la pena farlo in una zona di scarso “pregio”… ma a livello globale, non sono un costo i circa 6 milioni di ettari di taiga andati in fumo, i 100 milioni di tonnellate di CO2 liberati fra giugno e luglio (quanti ne ha emessi il Belgio nell’intero 2017) o il fatto che, essendo le zone interessate ricche di torba, le emissioni di gas serra sono destinate ad aumentare ulteriormente?

E le perdite in biodiversità, o la perdita annuale, in Russia, di 1.6 milioni di ettari di foreste vergini intatte (IFL) a causa, oltre che degli incendi (60%), del disboscamento (23%) e dell’attività minerarie (17%)?

La pessima qualità dell’aria, che causa problemi di salute agli abitanti di città come Irkutsk o Novosibirsk, non è forse un costo? I fumi, che si mescolano alle nubi e vengono trasportati lontano, anche in Nord America, non sono un costo per tutti, per non parlare delle aziende che hanno dovuto bloccare le lavorazioni a causa dell’aria irrespirabile  e della scarsa visibilità?

E lo strato di ceneri e di particelle scure che si depositano sui ghiacci artici, aumentando l’assorbimento di calore e accelerandone così lo scioglimento?

I tentativi di rimboschimento (non proprio azzeccatissimi in termini di pianificazione e gestione) non possono nulla se non si procede a livello globale con iniziative concrete di contrasto al riscaldamento globale. La prima cosa di cui dovrebbero occuparsi i governanti dei vari paesi dovrebbe essere proprio l’elaborazione di strategie efficaci per il contrasto al cambiamento climatico, che è contemporaneamente causa ed effetto per disastri come quello che stiamo vivendo. Eppure si fa di tutto per non affrontare questi problemi, con molti governanti che pensano principalmente alla conservazione del potere, proprio o quello delle lobby che li finanziano, e non hanno una visione di insieme di un sistema complesso come quello che governa gli equilibri del nostro pianeta.

L’Artico brucia (e non solo in Siberia, anche in Canada hanno parecchi problemi) e noi assistiamo basiti a politici che vogliono costruire muri, lucrare mediaticamente sull’ultimo salvataggio in mare perché tanto, chissenefrega se muore qualcuno, l’importante è guadagnare consenso su problemi ingigantiti in vista della prossima tornata elettorale. E mai una parola sul PROBLEMA vero, globale, che condiziona migrazioni, economia, diseguaglianze. Anzi, addirittura gli USA hano annunciato l'uscita da COP 21 (salvo poi fare una parziale marcia indietro).

Diamoci una svegliata, tutti quanti. Pretendiamo soluzioni vere a problemi veri e non facciamoci attirare dalle sirene delle ammucchiate elettorali pur di fronteggiare il nemico di turno, quando manca una visione dei problemi seria. Altrimenti sarà un continuo mettere la polvere sotto al tappeto, quando lì sotto c’è già una montagna di spazzatura.

- Barbara Gamba -

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