Mercoledì, 16 ottobre 2019 - ore 04.19

Passo Rolle, cronaca di un’occasione mancata

Un interessante progetto "ski lift free" di riqualificazione dell’area di Passo Rolle è stato accantonato: è difficile cambiare schema, anche se il nostro futuro dipende ormai dalla capacità di adattarci alle modifiche irreversibili imposte al clima

| Scritto da Redazione
Passo Rolle, cronaca di un’occasione mancata Passo Rolle, cronaca di un’occasione mancata

In questi giorni di gran caldo ed eventi meteo estremi vi racconto una storia che ha a che fare con la neve (o dovrei dire con la mancanza di neve?) e con il modello di sviluppo delle aree montane, a cui ho accennato la scorsa settimana.

Estate 2017.

Mi imbatto per caso in un post, pubblicato sulla pagina facebook “Passo Rolle”. Il testo, una specie di lettera aperta, attira la mia attenzione. L'autore è Alfredo Paluselli, il cui nonno, suo omonimo, è stato il "padre" dello sviluppo turistico di Passo Rolle. Avete presente le foto del Cimon della Pala che si specchia nel laghetto accanto ad una baita? Ecco, Paluselli sr lì, a Baita Segantini, ha abitato per decenni, il laghetto lo ha scavato lui col badile. Ed è stato lui a portare il primo skilift del Trentino nella zona di Passo Rolle (lato Val di Fiemme), l'artefice dello sviluppo di questa zona sotto il punto di vista turistico e sciistico. Un pioniere, lo definisce il nipote, perché un pioniere lo si riconosce dallo spirito di iniziativa, dalla capacità di vedere oltre, a dispetto di chi lo considera un pazzo perché "qui si è sempre fatto così " e una visione diversa da quella dominante non viene compresa.

I tempi d'oro di questa zona però sono passati da un pezzo. Dice Paluselli:

Di questa località ho visto i momenti turisticamente migliori, quando per esempio a volte i carabinieri dovevano chiudere l’accesso perché la mobilità era compromessa dalle troppe macchine dei turisti. E ne ho visto il declino, con l’apparire del degrado, dell’abbandono, del disinteresse. Ho visto le incomprensioni, i litigi, le invidie, gli indici puntati ad indicare le colpe, tra operatori, tra politici, tra Fiemme e Primiero… A volte ho avuto persino vergogna per come Passo Rolle si presentava. Ho vissuto lo smantellamento della seggiovia per la Segantini, la chiusura di Malga Fosse, dell’Hotel Rolle. Ho vissuto anche la chiusura della strada per settantadue giorni nell’inverno del 2013/’14. Fino ad arrivare alla chiusura degli impianti, l’inverno scorso.

Probabilmente sono mancati gli investimenti necessari per mantenere viva l’area, che è un po' isolata, in un tempo in cui si punta sui grandi comprensori e sull'innevamento programmato spinto all'estremo per compensare le bizze del clima. La società che ha in gestione gli impianti ha accumulato debiti su debiti, e nell'inverno 2016-2017 gli impianti sono rimasti chiusi.

Ed è in questo contesto che arriva una proposta dirompente: il patron di una nota azienda locale presenta il progetto La Sportiva Outdoor Paradise: in sostanza l’idea è quella di acquisire gli impianti, cospicui debiti compresi, smantellarli, recuperare e riqualificare parte delle strutture esistenti per ricavare un centro dedicato agli sport all’aria aperta sia estivi che invernali, con noleggio attrezzature, assistenza di professionisti, percorsi tracciati per tutte le età e capacità, ampliando al contempo l’offerta ricettiva al Passo (anche per turisti molto danarosi, stando a quel che ho letto).

Il tutto si può integrare con i nuovi impianti di collegamento fra San Martino di Castrozza e Passo Rolle, che consentirebbero di accedere al centro in modo green, dando la possibilità, a chi scia e a chi preferisce fare altro, di partire dallo stesso punto e fare ognuno ciò che più aggrada.

La proposta desta reazioni contrastanti, con polemiche fra chi la sostiene e chi, ancorato al vecchio modello di business, la considera come un suicidio. E il nipote del pioniere di Baita Segantini si schiera con i primi, dicendo, a proposito dell’evento di presentazione del progetto:

Quello che La Sportiva stava proponendo a noi operatori era dirompente, innovativo, qualcosa che guardava al futuro e non al passato, qualcosa basato su due semplici fattori: le emozioni, vero motore del turismo di oggi, e la natura magnifica di Passo Rolle. Un’impresa con sede a Ziano di Fiemme, guarda caso proprio il paese di mio nonno, stava facendo una proposta in controtendenza: in una montagna dove tutti cercano di creare nuovi impianti, nell’idea de La Sportiva si parlava di togliere le seggiovie per puntare tutto sulla natura incontaminata.

Durante quella presentazione mi sono sentito come deve essersi sentito mio nonno nel 1931 quando si lasciava affascinare per le prime volte dall’idea di creare nuovi impianti sciistici. Ora nel 2017 innovare a Passo Rolle significa togliere quegli impianti. Almeno quelli non più economicamente sostenibili, appesantiti dai debiti e con una stagione di chiusura totale alle spalle; impianti che difficilmente avrebbero potuto risollevarsi, collegamento o meno. Certo, mai dire mai, ma la realtà è che l’inverno scorso quegli impianti erano chiusi.

Il turismo invernale è cambiato molto, sarebbe miope non notarlo. Sarebbe da stolti far finta di non vedere tutti quei turisti invernali che non sciano ma scelgono comunque le nostre montagne per le loro vacanze e sono alla caccia di attività alternative, di esperienze. E non è soltanto questione di sensazioni. Al giorno d’oggi ci sono le statistiche e i sondaggi a dirci che le abitudini dei turisti si stanno evolvendo.

La questione tiene banco per tutta l’estate, finché, a metà ottobre, la proposta viene bocciata. Un gruppo di operatori rilancia sull’acquisto delle quote della società di gestione degli impianti di risalita, spingendo La Sportiva a gettare la spugna. Il punto di vista di Delladio, patron dell’azienda trentina, potete leggerlo in questa intervista.

Si è respirata, per qualche mese, aria di futuro, per poi tornare nella realtà del presente. Un po’ come in “Ritorno al futuro”, quando Michael J Fox, dopo aver suonato Johnny B. Goode (scritta nel 1955, anno nel quale è ambientato il film, ma pubblicata solo nel 1958) chiudendola con un assolo metal, dice “penso che non siate pronti per qusta musica, ma ai vostri figli piacerà”. Spero sinceramente che questa iniziativa non sia stata definitivamente affossata, ma che sia stata solo presentata con qualche anno di anticipo, e che il suo annuncio sia una specie di seme lasciato a germogliare, per dare i suoi frutti ora che abbiamo bisogno di un cambio di passo radicale, anche nel nostro approccio alla montagna. E speriamo che non siano i nostri figli a tirarlo fuori dal cassetto, perché abbiamo pochi anni per fermare il degrado del pianeta, riconvertendo al contempo l'economia.

- Barbara Gamba -

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