Lunedì, 18 novembre 2019 - ore 07.55

25 aprile, lo spartiacque alla base della nostra democrazia

Il 25 aprile rappresenta una separazione netta fra dittatura e democrazia, ma in troppi vogliono che ce ne dimentichiamo.

| Scritto da Redazione
25 aprile, lo spartiacque alla base della nostra democrazia

Gli esponenti di destra si stanno impegnando non poco per svuotare di significato la ricorrenza del 25 aprile.

Giorgia Meloni continua a sostenere che non festeggerà l’anniversario della Liberazione in quanto “festa divisiva”, e da tempo propone possibili alternative “più unificanti”, indicate in funzione del periodo dell’anno in cui viene affrontato l’argomento: in autunno si cita il 4 novembre (perché si era sconfitto lo straniero, e ora ci sono altri “stranieri” da non far passare), in primavera invece si propone il 17 marzo, anniversario della proclamazione del Regno d’Italia perché “Preferiamo festeggiarci con una data che unisce piuttosto che con celebrazioni che dividono”.

Nessun ministro della Lega sarà presente alle sfilate per il 25 aprile, nemmeno il ministro dell’istruzione. Salvini addirittura si lancia a definire la Festa della Liberazione un “derby fascisti-comunisti”. Questa affermazione è molto grave, perché, come afferma il giornalista di fanpage Giorgio MorettiPermette di vestire la Liberazione con i panni festosi di una rivalità ridicola ma amata per tradizione, di una competizione sportiva attesa da tutta la città, che scandisce l'anno come una festa comandata e oziosa, praticamente un palio del ciuco”. Un atto di delegittimazione gravissimo per un Ministro che ha giurato sulla Costituzione antifascista.

Si potrebbe anche continuare l’elenco citando gli amministratori leghisti che non celebreranno il 25 aprile, o lo faranno in forma ridotta, ma ci sono anche altri fatti, alcuni recentissimi e molto gravi, che vanno citati per evidenziare i rischi che stiamo correndo.

In occasione del centenario degli attacchi subiti dalla sede del quotidiano L’Avanti”, il 15 aprile è stato installato un Totem in via San Damiano, a Milano. Quattro giorni dopo il totem è stato vandalizzato.

Il 15 aprile a Vighignolo era invece stata installata una statua in legno raffigurante Giulia Lombardi, staffetta partigiana uccisa a soli 22 anni. La statua è durata 8 giorni, poi qualcuno le ha dato fuoco, bruciandola irrimediabilmente.

Se guardiamo il disegno di insieme non possiamo non renderci conto che, allontanandoci sempre più dalla fine della seconda guerra mondiale, man mano che scompaiono i testimoni diretti senza che i fatti legati al fascismo e all’occupazione tedesca vengano studiati ed analizzati in modo adeguato (a scuola e dai media), l’effetto “vaccino” dato dalla memoria vada scemando. Ciò lascia spazio alla rivisitazione, al revisionismo, e permette alle ideologie fasciste, portate avanti sotto traccia in questi decenni, di riaffermarsi gradualmente, perché ora i “fascisti consapevoli” si sentono autorizzati a prendere apertamente posizione, mentre i “fascisti incosapevoli”, quelli che hanno interiorizzato atteggiamenti e modi di pensare profondamente discriminatori senza nemmeno rendersene conto, sono sempre di più.

E allora, ben venga una “ricorrenza divisiva”. Perché in effetti il 25 aprile 1945 ha segnato una separazione netta fra un “prima” e un “dopo”, fra la dittatura e la democrazia, la libertà, ed è da questa separazione che è nata la nostra Costituzione, scritta avendo presente cosa significano la perdita delle libertà civili, le persecuzioni e le violenze. E se qualcuno si sente turbato da questo, non è perché la Costituzione è obsoleta e si dovrebbero togliere le disposizioni transitorie e finali… è perché sta smarrendo la memoria di un periodo nero (in tutti i sensi), oppure si ricorda, ma gli va bene così.

- Barbara Gamba -

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