Venerdì, 03 luglio 2020 - ore 12.02

Appunti sparsi dal Revolution Camp | Alessandro Lucia

| Scritto da Redazione
Appunti sparsi dal Revolution Camp | Alessandro Lucia

Sono molte le cose che restano dopo dieci giorni di questo campeggio. A Paestum, in provincia di Salerno, si è radunata la “meglio gioventù” (lo posso dire con una certa sicurezza) italiana, vivendo gomito a gomito, autogestendosi ogni momento della giornata insieme, crescendo, trovando stimoli e conoscendo ragazzi di ogni parte d’Italia e anche d’Europa, sviluppando legami forti capaci di abbattere  ogni possibile barriera culturale tra nord e sud, tra Italia e Germania o Francia o Spagna.

L’Unione degli Universitari e la Rete degli Studenti Medi sono i due sindacati studenteschi più importanti del nostro paese, in cui ragazzi e ragazze lottano per una scuola e un’università migliore, ma non solo. Lottano – lottiamo – anche per un mondo diverso, un mondo che trova nell’istruzione e la formazione la conditio sine qua non per esistere. Un mondo, un paese, in cui la scuola ed università siano al primo posto dell’agenda di governo, e non un fondo dove fare cassa con tagli, licenziamenti e aumenti delle tasse.

Questi dieci giorni sono stati lunghi e faticosi, ma penso che nessuno tra le centinaia e centinaia di ragazzi che vi hanno partecipato possa dire che non siano stati divertenti e soprattutto utili alla propria formazione culturale e – perché no – professionale. L’organizzazione di questo camp è stata eccezionale, e per questo un grosso grazie va all’esecutivo dell’Udu e della Rete e a tutti gli altri ragazzi che hanno messo sudore e ore di sonno a disposizione di tutti.

Tanti sono stati gli ospiti, dal ministro dell’Università Profumo, al segretario generale della Cgil Camusso, da Pippo Civati a Vittorio Agnoletto, al magistrato Antonio Ingroia. Ospiti che si sono trovati alla pari con i ragazzi (delle scuole superiori e dell’università) che spesso li hanno incalzati, hanno polemizzato, e anche contestato (specialmente il ministro Profumo). Insomma, ragazzi che non erano affatto in soggezione di fronte alle grandi personalità ospiti del Revolution Camp.

“Workshop” formativi hanno occupato gran parte delle giornate di questo campeggio (con personaggi diversi e di diversa estrazione politica) e hanno dato una grande, grandissima possibilità ai ragazzi di conoscere, confrontarsi, mettere in gioco le proprie esperienze e le proprie idee per l’Italia di domani, ma che vorremmo essere l’Italia di oggi; un’Italia che metta a frutto le capacità e il talento dei giovani, un’Italia che tenga fede a quei principi di solidarietà, giustizia sociale e libertà che sono scolpiti nella roccia della Costituzione ma che, spesso, vediamo minacciati.

Si è parlato, ovviamente, di università. E quello che è uscito dalla lunga e spinosa discussione protrattasi per tutta la durata del campeggio è che c’è bisogno di riaffermare l’istruzione come la pietra miliare dello sviluppo, e il diritto allo studio, non un rallentamento o un privilegio come vogliono farci credere, ma come ciò che concretamente può permettere una cittadinanza consapevole, e cioè il sale della democrazia. “Istruzione uguale democrazia” ha detto bene Susanna Camusso nel suo intervento, e non credo ci sia altro da aggiungere.

In particolare, ho trovato molto utili e interessanti i laboratori tenuti dall’avvocato Michele Bonetti in merito alla questione tasse, sul numero chiuso e sui ricorsi che gli studenti possono fare contro le frequenti illegalità in cui incorrono gli atenei (si veda per esempio il costante superamento del limite di tassazione consentito, contro il quale l’Udu di Pavia ha vinto il ricorso un anno fa). I ricorsi, specie quando iniziano a fare giurisprudenza come quelli dell’Udu, sono potentissime armi in possesso degli studenti che permettono di far valere i propri diritti, e per riaffermare una cultura della legalità partendo proprio dalle scuole e dalle università. Cultura della legalità di cui abbiamo grandissimo bisogno, negli atenei come nell’intero sistema paese.

Si è parlato anche di Europa, tema scottante e di strettissima attualità. Se n’è parlato con Civati, con i delegati Cgil, con gli studenti dell’Esu (European Students’ Union), l’organizzazione studentesca internazionale di cui anche l’Unione degli Universitari fa parte. Si è detto che un’altra Europa è possibile, un’Europa che includa e non escluda gli europei, un’Europa fatta di diritti e di cittadinanza, un’Europa più dei cittadini che dei mercati finanziari.

Facendo parte dell’Udu c’è una cosa, tra le tante, di cui sono fiero, e cioè della voglia di mettersi in gioco di centinaia di ragazzi che si sono  finalmente resi conto che abbiamo di fronte una sfida importante, che c’è in gioco, più di tutto il resto, una parola fondamentale, un figlio che dobbiamo far nascere. E questo figlio, nostro figlio, si chiama Futuro. Ripartiamo quindi dal Revolution Camp, dalla rivoluzione quotidiana che ci serve e che siamo in grado di mettere in atto, da quest’esperienza che oserei definire indispensabile, da questo momento di aggregazione e di politica, di bella politica, di belle speranze, di bei sogni, di una bella generazione.

“Que somos la promesa de una mañana posible”

Alessandro Lucia

 

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