Venerdì, 12 agosto 2022 - ore 16.31

Putin e la guerra d’attesa all’Occidente

Si registrano i primi scricchiolii dell’unità paneuropea, con spaccature in diversi paesi chiave tra atlantisti e pacifisti, tra presunti falchi e colombe nei confronti di una Russia aggressore con cui comunque bisogna fare i conti.

| Scritto da Redazione
Putin e la guerra d’attesa all’Occidente

Di Ugo Tramballi per ISPI

 


 

 

Mikhail Khodorkovsy, l’ex oligarca che osò sfidare Putin – perdendo – sostiene che il dittatore russo “ha intrapreso una rotta che porterà alla sua scomparsa”. Ma, continua, tutto dipenderà da quanto l’Occidente s’impegnerà per sconfiggerlo. La questione è chiara anche a Vladimir Putin. Per questo siamo il suo obiettivo, non meno importante dell’Ucraina.

Quando parla Dmitri Medvedev, l’ex finto-liberal del regime russo, ci siamo abituati a considerarlo un fenomeno da avanspettacolo politico. È sbagliato. L’ultima delle sue, “L’Ue potrebbe sparire prima che vi entri l’Ucraina”, non è una boutade ma una dichiarazione programmatica. La guerra può ancora durare mesi o anni, può trasformarsi in qualcosa di simile al logoramento statico della Prima Guerra mondiale.

La minaccia non è militare: soldati e cannoni non mancano alla Russia e nemmeno all’Ucraina, se continueremo ad armarla. La minaccia è politica. Putin non ha fretta perché non ha un’opinione pubblica cui rispondere. L’Occidente sì: chi governa deve spiegazioni a una collettività attiva, mobile, influenzabile e capace d’influenzare le scelte politiche. L’esempio di Emanuel Macron, leader nell’Ue e sostenitore di una difesa continentale autonoma, è temporalmente l’ultimo ma il primo per conseguenze politiche. Domenica scorsa ha perso le elezioni parlamentari. I vincitori sono due partiti populisti: uno di destra, putiniano e anti-europeista; l’altro di sinistra, ugualmente ostile all’Ue e non anti-russo.

Non è il primo scricchiolio di quella inaspettata unità continentale mostrata all’inizio dell’invasione dell’Ucraina. In Italia il partito di maggioranza relativa si è spaccato fra neutralisti e atlantisti. Matteo Salvini, leader di un altro partito importante, si è scoperto pacifista.

Una decina di giorni fa l’European Council on Foreign Relations di Bruxelles, il primo think-tank continentale, ha pubblicato un sondaggio. La compattezza e la solidarietà pan-europea per l’Ucraina sono confermate. Ma vengono sottolineate le prime importanti smagliature. Emerge “una netta frattura” fra il “gruppo della pace” e il “gruppo della giustizia”. I primi vogliono la pace il più presto possibile; i secondi che l’Ucraina ristabilisca la sua integrità territoriale e la Russia sia punita per l’invasione di uno stato sovrano. […]

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