Hollande, candidato socialista è dato al 28,5%, un punto percentuale e mezzo sopra Sarkozy (Ump). Gli outsider Le Pen (destra estrema e figlia del precedente leader del partito) e Melenchon (Fronte di Sinistra) sono collocati intorno al 18% la prima e intorno all’11% il secondo. Pur essendo il primo turno, dalle dichiarazioni dei candidati si può trarre un quadro abbastanza preciso di come uscirà la Francia dal turno elettorale: Melenchon ha chiaramente invitato i suoi elettori a votare Hollande, così come l’ecologista Eva Joly, mentre per quanto riguarda i sostenitori di Le Pen, la questione è più complicata: da una parte ci sono i più tradizionalisti del Front National da sempre ostili a Sarkozy, e insieme a loro un buon numero di scontenti del presidente uscente, “attirati” dalla campagna elettorale del FN, molto incentrata a sottrarre voti all’Ump. Dall’altra molti che, piuttosto di lasciare il paese in mano alla sinistra, voterebbero comunque Sarkozy. Nulla è certo, anche perché Le Pen ha dichiarato che darà indicazioni per il voto solo il primo maggio, così come non si è pronunciato il centrista Bayrou, che ha preso il 9,6%.
A meno di clamorosi ribaltoni, si delinea un governo di sinistra, con una presenza consistente del Front de Gauche che potrebbe influenzare molto le politiche di Hollande, che già segnano una rottura con il passato recente. Riscrittura del fiscal compact e rifiuto del pareggio di bilancio, alta tassazione delle ricchezze, politiche ambientali e occupazione sono i punti programmatici del programma socialista, che, con una eventuale vittoria al secondo turno, potrebbero mettere l’Unione Europea su una strada nuova e riconsiderare le politiche finanziare neoliberiste appoggiate da Sarkozy, il quale uscirà indebolito a causa del preoccupante risultato di Marine Le Pen, che ha trovato consensi proprio tra i critici di destra del presidente uscente, oltre che su euroscettici e ultranazionalisti.
Perché la strada auspicata da Hollande diventi praticabile, dopo il secondo turno delle presidenziali francesi (6 maggio), saranno fondamentali le elezioni in Italia e Germania, in cui i leader dei principali partiti di centrosinistra (PD e SPD) hanno recentemente siglato un patto “per un’Europa di sinistra e progressista” insieme al candidato socialista francese. Si tratta ora di vedere se Bersani, come segretario del PD, riuscirà a mantenere fede a questo patto, cioè se riuscirà a indirizzare il partito verso un’alleanza con la sinistra, oppure se preferirà il Terzo Polo, verso il quale sono rivolte le simpatie di alcuni esponenti democratici. Sperando, personalmente, che Bersani si ricordi che Casini si è espresso a favore di Sarkozy.
Alessandro Lucia



