Martedì, 26 marzo 2019 - ore 09.12

L’8 tutto l’anno per i diritti delle donne

Non basta una giornata di mobilitazione per mettere al sicuro le conquiste delle donne. Serve attenzione continua, perché i diritti conquistati a fatica sono a rischio. A cominciare da Verona.

| Scritto da Redazione
L’8 tutto l’anno per i diritti delle donne L’8 tutto l’anno per i diritti delle donne L’8 tutto l’anno per i diritti delle donne

La “Festa” della Donna sembra sia stata archiviata più velocemente del tempo impiegato da un rametto di mimosa per appassire. L’8 marzo è passato ormai, ma qualcosa (anzi, troppo) ancora qui non va.

I cortei coloratissimi hanno lasciato, a livello mediatico, gli strascichi polemici legati alla questione della statua di Montanelli, ma del significato di questa giornata di mobilitazione sembra se siano dimenticati in molti.

E’ una giornata che nel tempo è stata dai più svuotata nei contenuti, forse per “eccesso di sicurezza”, ma passati gli auguri manco fosse il compleanno, i rametti acquistati all’ultimo minuto dall’ambulante per non fare brutta figura con le donne di casa, i meme scambiati su whatsapp, si va a sbattere il naso contro la realtà. C’è ancora un muro che separa le donne dall’avere riconosciuti non solo pieni diritti ma anche il rispetto in quanto persone dotate di sentimenti, aspirazioni, di una propria personalità che ha tutto il diritto di essere espressa senza timori, senza ritorsioni, senza che la “legittima proprietaria” diventi vittima dei pregiudizi, della violenza di estranei e, soprattutto, di chi dice di amarla. Anzi, questo muro sta diventando più alto e robusto.

A metterli insieme, i fatti di cronaca raccontati negli ultimi giorni, si gela il sangue.

Abbiamo letto di una minorenne picchiata dai genitori perché lesbica e violentata dal padre per “convertirla all’eterosessualità, con la complicità omertosa dell’intero paese, di un reo confesso che si è visto dimezzare la pena comminata in primo grado per l’uccisione della compagna, in quanto il delitto è stato commesso in preda ad una “tempesta emotiva”. Ci siamo indignati per una sentenza emessa dalla Corte di appello di Ancona nell’ambito di un processo per violenza sessuale: imputati assolti in quanto, secondo il collegio giudicante tutto al femminile, la ragazza era “troppo brutta” perché qualcuno potesse aver voglia di stuprarla. La sentenza è stata impugnata, e la Cassazione l’ha annullata, ma lo scandalo rimane, così come il trauma subito dalla ragazza. E, infine, la notizia di un uomo che ha dato fuoco all’auto dove c’era la ex moglie.

Tutto questo senza contare i troppi femminicidi avvenuti dall’inizio dell’anno (almeno 13, gli ultimi due proprio a ridosso della “Festa della Donna”).

Le mobilitazioni di piazza, le manifestazioni di “Non Un di Meno” ogni anno pongono l’attenzione sulle tante forme con cui si manifesta la violenza sulla donna, dalle discriminazioni sul luogo di lavoro alla violenza domestica, alla pesante marcia indietro sui diritti che sta avvenendo in questo paese, anche con la connivenza di qualche Ministro della Repubblica. Ridanno a questa giornata, che per una buona fetta di popolazione per troppo tempo è stata considerata una “Festa”, la dimensione di “Giornata di mobilitazione”, eppure sono ancora troppe le donne che non hanno la forza di ribellarsi, di protestare. Troppe che non si rendono conto che anche le conquiste dei decenni passati sono seriamente a rischio: l’applicazione della 194, il DDL Pillon, giusto per fare qualche esempio. Troppi gli uomini che non comprendono che combattere a fianco delle donne per sostenerle nella rivendicazione dei loro diritti vuol dire ridurre le diseguaglianze. Troppi gli atti di sessismo che vengono considerati una goliardata, anche sul posto di lavoro. Troppe le persone (anche donne) che non hanno ancora capito che la violenza non c’entra nulla con l’attrazione, o con la gelosia, ma che ha sempre a che fare con il concetto di possesso, o che colpevolizzano le vittime perché “se la vanno a cercare”, sempre che l’atto di violenza non venga compiuto da qualcuno considerato ancora meno meritevole di considerazione all’interno della società, e a quel punto… no, nemmeno lì le vittime tornano ad essere tali, perché nell’immaginario collettivo sono “le NOSTRE donne” ad essere state colpite.

Non siamo proprietà di nessuno. Abbiamo diritto di scegliere della nostra vita, di essere noi stesse. Non possiamo permetterci il “lusso” di abbassare la guardia, soprattutto ora che attacchi pesanti arrivano dalle istituzioni (si vedano ad esempio i relatori al Congresso Mondiale delle Famiglie che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo), ma abbiamo bisogno di avere gli uomini al nostro fianco in una mobilitazione continua.

E la prima occasione sarà proprio a Verona a fine mese.

- Barbara Gamba -

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