Venerdì, 03 luglio 2020 - ore 16.38

L'ECO DOSSIER - con il Consiglio Comunale open di Casalmaggiore

il Territorio apre formalmente la vertenza con la Sanità Regionale ...…o almeno c’è di che cominciare a sperare.

| Scritto da Redazione
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Perché, senza farci prendere da facile entusiasmo per una vicenda comunitaria i cui fecondi approdi sono tutt’altro che scontati ed il cui percorso, iniziato da una decisa e coerente testimonianza civile partecipata, si sta rivelando parecchio impegnativo, ha traguardato una tappa di grande valore simbolico.

Rappresentato dall’approdo nella sede istituzionale di una questione che in questi anni è stata al centro di una mobilitazione, che, con ampli margini di caratterizzazione, ha avuto come sbocchi sia, come si diceva, la confluenza nella sede politico-amministrativa sia il raggiungimento di una significativa coesione, di analisi, di denuncia, di obiettivi.

Risultato tutt’altro che scontato, vista la tendenza alla polarizzazione dello scontro politico, che, molto spesso, in omaggio alla priorità della narrazione di parte e della cattura del consenso, sacrifica la specificità delle questioni comunali e territoriali. La seduta di due giorni fa del Consiglio Comunale di Casalmaggiore chiesto, dalla minoranza (che in Regione è all’opposizione) ma condiviso dalla giunta (che in Regione è in maggioranza), costituisce una rara (per questi tempi) pagina di condivisione interistituzionale e di superiore responsabilità civica.

Una pagina tanto desueta da farsi apprezzare e tanto promettente da far sperare che il virtuoso modello (che rimanda ad un passato in cui rappresentava una costante comportamentale) inchiodi sul pezzo (e sui molti altri che tratteggiano un ormai insopportabile penalizzazione della periferia lombardo) i protagonisti che ci hanno messo la faccia. E, che a questo punto, non possono tirarsi indietro. Si è trattato di una seduta aperta alla cittadinanza e allargato ai sindaci dell'ambito ASST Cremona-Mantova del Casalasco-Viadanese ed alla presenza anche dei direttori generali delle ASST, dei consiglieri regionali della provincia e dei rappresentanti sindacali.

 

Tutto ha avuto inizio col flash mob organizzato per le 20,00 dal Circolo Rive Gauche con la partecipazione di Gloria Barili in rappresentanza del gruppo che lotta per salvare la UTIN di Cremona, giunta con altre mamme, e non solo, per solidarietà coi cittadini casalaschi.

Armata di megafono, dopo avere distribuito cartelli e striscioni alle numerose persone accorse per scongiurare i tagli alla sanità del territorio e per esortare l'assessore Giulio Gallera a riaprire il punto nascite dell'Oglio Po, si forma un nutrito gruppo di cittadini che da piazza Garibaldi si sposta di fronte all'auditorium Santa Croce.

L'ultimo ad arrivare, com'era da immaginare, è stato l'assessore Gallera, accolto dalla manifestazione dei cittadini, in maniera composta e civile e, comunque, sotto la stretta sorveglianza delle forze dell'ordine tra cui, Polizia locale, Questura di Cremona e Carabinieri della zona.

Molti cittadini non sono più potuti entrare oltre le 20,30 per motivi di sicurezza, per limiti raggiunti dalla sala posta al primo piano e allestita per l'occasione.

Apre le danze Annamaria Piccinelli di Cnc (consigliere di minoranza) con la sua introduzione sull'unico ordine del giorno: un elenco di domande poste all’assessore regionale in merito all’avvio dell’area interaziendale Casalasco-Viadanese che è rimasta in questi 3 anni, poco più che una sperimentazione, oltre alla richiesta di rassicurazioni sul mantenimento del pronto soccorso a 24 ore e sulla situazione dei medici demotivati e delusi, della mancanza di attrattiva dell’Oglio Po per i medici che appena possono, se arrivano, se ne vanno.

A seguire un allineato quanto deciso Filippo Bongiovanni, Sindaco di Casalmaggiore, a confermare la trasversalità delle richieste di chiarimento sulla delicatissima questione all'assessore regionale. Egli ritiene assurdo perdere un punto nascita come quello dell’Oglio Po, poiché al di là di piccole differenze in termini numerici, il suo mantenimento, andava visto nell’ottica di un ambito a bassa densità di popolazione che consta comunque di 90.000 abitanti, oltre che per la distanza dall’Ospedale Maggiore di Cremona. Si sarebbero dovute fare diverse considerazioni le quali avrebbero magari portato ad una sorta di deroga alle norme. Perfino la situazione infrastrutturale e del parcheggio antistante il plesso è alquanto desolante.

Gallera prende la parola e, se dapprima presenta un quadro dal punto di vista delle risorse economiche alquanto desolante: spendiamo per la sanità il 6,6% in rapporto al PIL e, secondo studi specifici, sotto il 6,5% potremmo incorrere in decessi per mancanza di sufficienti risorse mediche. Con l'aiuto di parecchie slides, prosegue nel dare alcune risposte, esponendo quanto è stato fatto per la sanità nell'ambito territoriale in cui opera l'Oglio Po, pur tra le notevoli ristrettezze economiche. Ringrazia l’”Associazione Amici dell’Oglio Po” per le donazioni che hanno permesso l’acquisto di strumentazioni importantissime. Denuncia, inoltre, le difficoltà a contenere la "fuga" di medici e primari, così come quelle per la loro sostituzione a causa delle numerose rinunce dei vincitori dei bandi o addirittura per via di bandi andati deserti per non citare il corto circuito con le università che non promuovono indirizzi di laurea in linea con le specializzazioni richieste.

Ribadisce la coerenza, purtroppo, con i freddi numeri, le normative e decreti ministeriali (tra cui il più volte citato DM 70/2015) con l'intenzione di fare rivedere alla giunta regionale, nei limiti del suo mandato, le decisioni assunte che hanno portato ai tagli sopra citati.

Intervengono al dibattito i consiglieri comunali. Alberto Fazzi (Listone) il cui dispiacere più grande è vedere una struttura d’eccellenza quale il punto nascite chiuso dopo venticinque anni di onorato servizio e zero decessi fra i nati a Casalmaggiore. Fabrizio Vappina (Cnc) chiede lumi sul livello di classificazione dell’ospedale, dal quale discendono poi tutte le progettualità e gli investimenti possibili. Pierluigi Pasotto (Cnc) afferma, con dati alla mano, quanto sia basso (85,3%) il reinvestimento delle risorse sul territorio rispetto a quanto stanziato dallo Stato. C’è qualcosa che non torna nel modello lombardo? Mario Daina (Cnc) fa un ragionamento più ampio e politico col quale denuncia una spinta verso il privato a detrimento della sanità pubblica, in direzione di un “modello di sanità di classe” come si sarebbe detto un tempo. Valentina Mozzi (Cnc) consegna all’assessore regionale il faldone con 15 mila firme a sostegno del nosocomio e Giampietro Seghezzi (maggioranza) ritiene imprescindibile dare vita al distretto d’ambito senza se e senza ma. A seguire alcuni sindaci del territorio, tra i quali il Sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio, il quale ricorda come nel 1992 l’Oglio Po sorse, ovvero, dalle dismissioni dei presidi ospedalieri di Casalmaggiore, Bozzolo e Viadana. Ultimo fra i Sindaci, Stefano Belli Franzini (Gussola) che rimprovera a Gallera le promesse disattese dai suoi predecessori. È poi toccato al Presidente della provincia, Mirko Signoroni, che ha più volte ringraziato l’assessore regionale per la sua disponibilità a partecipare a questo Consiglio, ribadendo che proprio sui servizi venga posta la massima attenzione.

Dopo le preoccupazioni esposte da parte dei sindacati di categoria e delle RSU (Arcari e Dall’Asta), a chiudere, i consiglieri regionali delle province di Cremona e Mantova (Piloni, Degli Angeli e Lena) che unitariamente promettono di monitorare e adoperarsi affinché le problematiche poste sul tavolo possano essere affrontate e risolte in tempi ragionevoli.

Le richieste (tutte puntuali e ben circostanziate) comprendevano, tra le altre, la certezza di potere contare sul pronto soccorso h24, il contrasto all'emorragia di medici e primari con l'indizione urgente dei bandi, oltre al ritorno, da Mantova a Bozzolo, della "Riabilitazione Cardio-Respiratoria", il reclutamento urgente del direttore dell'Ambito che possa presentare un progetto con relativo crono-programma entro giugno 2020 insieme all'ASST di Cremona e una maggiore chiarezza sulle strategie e sinergie da mettere in campo fra le strutture ospedaliere di Casalmaggiore, Bozzolo e Viadana.

La replica finale dell'assessore regionale assume i toni di un impegno non solo formale, ma sostanziale, affinché alle promesse seguano dei fatti concreti, citando non solo le intenzioni, ma pure le tempistiche.

Il documento finale viene approvato all'unanimità e il consiglio comunale chiuso intorno alle 23,30.

Per la nostra testata ed in rappresentanza della Comunità Socialista Territoriale ha presenziato Tommaso Anastasio, che, prendendo spunto dall’importante evento pubblico, attiverà nei prossimi giorni i contatti con i socialisti mantovani, allo scopo di uniformare ed estendere la lettura del problema e di catalizzare l’attenzione e la progettualità più ampie possibili.

Non perderemo certamente di vista la questione che è sociale oltre che politica.

Ma che, soprattutto, arrischia di assestare un colpo definitivo alla coesione, messa a punto sul piano politico ed istituzionale dalla preveggenza del ceto dirigente negli anni 70 ed 80, di un comprensorio interprovinciale.

Perché, è il caso di ricordarlo, insieme alla questione sanitario-ospedaliera il cui peggioramento contribuirebbe significativamente all’avvitamento della marginalizzazione del casalasco-viadanese, rimane in sospeso, almeno ad avviso dei socialisti, la questione dell’infrastrutturazione di un segmento dell’asta padana di assoluta importanza. Ma, evidentemente, di ciò la Regione Lombardia da almeno un quarto di secolo non si è accorta.

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