Domenica, 02 ottobre 2022 - ore 18.19

Risale a 1,3 milioni di anni fa la più antica industria litica Acheuleana del Nord Africa

Risale a 1,3 milioni di anni fa la più antica industria litica Acheuleana del Nord Africa

| Scritto da Redazione
Risale a 1,3 milioni di anni fa la più antica industria litica Acheuleana del Nord Africa

Un team di ricerca internazionale franco-italo-marocchino, di cui fanno parte un gruppo di geologi del dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio” dell’Università Statale di Milano, ha pubblicato su Scientific Reports uno studio che fornisce il primo quadro cronologico ad alta risoluzione del sito archeologico di Thomas Quarry I a Casablanca (Marocco) contenente la più antica industria litica Acheuleana del Nord Africa, attribuita alla presenza di Homo erectus, risalente a 1,3 milioni di anni fa.

A partire dal 1985, riporta l’ateneo milanese, la ricerca archeologica condotta nell’unità stratigrafica OH1-bed2 ha portato alla luce oltre 5000 utensili fabbricati con la tecnica acheuleana, la quale permetteva di produrre strumenti litici a forma di mandorla, detti bifacciali o amigdale, associata a resti faunali. La grande quantità di ritrovamenti scoperti ha reso Thomas Quarry I uno siti più ricchi di reperti dell’Acheuleano antico di tutta l’Africa.

L'inizio dell'Acheuleano rappresenta un importante progresso tecnologico nella storia dell'evoluzione umana. Questo tipo d’industria compare in Africa orientale 1,8 milioni di anni fa e in Sud Africa tra 1,6 e 1 milione di anni. Con la scoperta dell’età del sito di Thomas Quarry I, viene quindi compiuto un ulteriore passo nella comprensione dell’evoluzione umana e della tempistica della mobilità delle specie umane pre-sapiens nel continente africano. Il Nord Africa, infatti, anche se ricco di siti Acheuleani, presenta pochissime località che documentano l’Acheuleano antico le quali sono prive di una datazione precisa.

La vera scoperta dello studio è quindi l’età del sito, il quale è stato predatato di circa 400 mila anni.

Il contributo dei ricercatori dell’Università Statale, Giovanni Muttoni e Serena Perini, ha permesso di fornire la datazione accurata dei siti archeologici attraverso l’applicazione della magnetostratigrafia, metodo che si avvale dello studio delle inversioni del campo magnetico terrestre per effettuare datazioni, e Andrea Zerboni per l’analisi micromorfologica delle rocce che costituiscono i siti archeologici.

“Si tratta di utensili molto più sofisticati di quelli di cui disponevano le specie pre-sapiens antecedenti, che venivano prodotti con la tecnica Olduvaiana. Lavorare la pietra in modo simmetrico comporta un salto tecnologico che ha avuto conseguenze notevoli: con questi strumenti i nostri antenati potevano scarnificare le loro prede e rompere loro le ossa per succhiarne il midollo, il quale ha un elevato contenuto nutritivo. Questo avanzamento cognitivo - spiegano i ricercatori - viene definito transizione delle industrie litiche e ricollocare nel tempo e nelle varie aree geografiche l’utilizzo di una particolare tecnica per realizzare utensili cambia il quadro dell’evoluzione umana e del progresso tecnologico. Ora sappiamo che comunità protoumane capaci da fare questo salto cognitivo, permettendo di realizzare strumenti più complessi di quelli prodotti in precedenza, occupavano l’area Nordafricana molto prima di quanto avessimo pensato finora”.

Prima dello studio, pubblicato il 28 luglio 2021, questa transizione in Nordafrica era ritenuta risalente a circa 900 mila anni fa. "Non si tratta quindi del più antico sito contenente industria litica ad Acheuleano antico, i più antichi si trovano in Africa orientale, si tratta quindi di capire come questi uomini si sono mossi probabilmente dall’Est al Nordafrica per poi arrivare in Europa. Le loro tracce sono state ritrovate in Italia, Spagna, Francia: il nostro studio cerca di rispondere alla domanda di come e quando questa innovazione – e gli uomini che la portano – si espande alla conquista dell’Europa partendo dall’Africa".

Allo studio hanno contribuito: Université Paul Valéry Montpellier; Université Bordeaux; Dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio”, Università degli Studi di Milano; Sorbonne Université; Aix Marseille Université; Dipartimento di Ingegneria e Geologia, Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara; Institut National des Sciences de l’Archéologie et du Patrimoine, Rabat-Institut; Mission archéologique Littoral-Maroc; Direction Provinciale de la Culture, Centre d’interprétation du Patrimoine du Gharb; Department of Human Evolution, Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology. (aise) 

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