Missione lampo in Tunisia per il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che ieri a Tunisi ha incontrato il Presidente della Repubblica, Beji Caid Essebsi, e il collega Abdelkrim Zbidi, con cui ha presieduto la XIX edizione della commissione militare mista Italia-Tunisia e firmato il Piano di Cooperazione 2018 tra i due Paesi.
Amnesty International ha definito “un benvenuto sospiro di sollievo” per le centinaia di migliaia di rifugiati rohingya attualmente in Bangladesh la decisione del governo di quest’ultimo paese di posporre il loro ritorno in Myanmar.
In Iran il 17 gennaio è stata amputata la mano, mediante ghigliottina, a un uomo condannato per furto. Secondo quanto riferito dal quotidiano filo-governativo Khorasan News, l'amputazione è stata eseguita nella prigione centrale di Mashhad, nel nord-est del paese.
Amnesty International ha chiesto il rilascio dell'attivista palestinese 16enne Ahed Tamimi, che oggi è comparsa di fronte al tribunale militare di Ofer e che rischia fino a 10 anni di carcere.
Amnesty International ha sollecitato le forze di sicurezza tunisine ad astenersi dall’uso della forza eccessiva e a porre fine alle loro tattiche intimidatorie nei confronti di chi manifesta pacificamente contro le misure di austerità.
ERBIL\ aise\ - Si è concluso con la cerimonia di consegna degli attestati di partecipazione il corso di controllo della folla (Crowd Riot Control Course) tenuto dai militari italiani ai colleghi della Polizia Regionale irachena.
Ancora oggi è vietato per una donna mostrarsi in pubblico in Iran senza indossare il velo, sotto pena dell'arresto e dell'obbligo a frequentare classi di rieducazione.
Prigionieri di coscienza rilasciati, condannati a morte salvati dall'esecuzione, passi avanti nella giustizia: ecco una selezione delle buone notizie del 2017, risultati positivi ottenuti grazie all'impegno di chi sta dalla parte dei diritti umani.
GINEVRA\ aise\ - L’UNICEF sta monitorando da vicino la situazione dei bambini e delle famiglie colpite dalla tempesta tropicale Vinta (o “Tembin”), che ha colpito le Filippine in diverse zone.
In vista delle proteste pianificate nei territori palestinesi occupati venerdì 22 dicembre e a seguito della morte di quattro manifestanti palestinesi e del ferimento di centinaia di altri nelle ultime due settimane, Amnesty International chiede alle autorità israeliane di porre fine all'uso eccessivo della forza esplicato nella sua risposta alle manifestazioni e agli scontri derivanti dalla decisione dell'amministrazione statunitense di riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele.
In relazione alle notizie secondo le quali il presidente Trump ha minacciato di rifiutare gli aiuti ai paesi che dovessero votare per una risoluzione di condanna della decisione degli Usa di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, Raed Jarrar, direttore advocacy e relazioni istituzionali per il Medio Oriente di Amnesty International Usa, ha rilasciato la seguente dichiarazione
Le vite di migliaia di residenti nei paesi del Golfo restano in bilico a seguito della disputa politica iniziata nella regione oltre sei mesi fa e ancora in corso. Lo scorso mese Amnesty International ha incontrato 44 persone colpite direttamente dalla crisi e ha svolto colloqui con funzionari dei ministeri degli Interni, degli Esteri e degli Affari islamici del Qatar nonché con Comitato nazionale dei diritti umani, allo scopo di determinare l’impatto della crisi sui diritti umani.
Amnesty International ha chiesto al Giappone, in qualità di presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, di porre fine a tre mesi e mezzo di paralisi e di affrontare i crimini contro l’umanità tuttora in corso contro la popolazione rohingya di Myanmar.
L’illegale annessione di Gerusalemme Est da parte di Israele è stata formalizzata dalla legislazione nazionale nel 1980 ed è stata ripetutamente condannata dalla comunità internazionale attraverso varie risoluzioni del Consiglio di sicurezza.
E' un fatto gravissimo che mette a rischio la stessa Europa, destabilizza ancora di più il Medio Oriente, torna ad alimentare nel mondo islamico le posizioni più estremiste e violente.
In un nuovo rapporto diffuso oggi, dal titolo "Nessun luogo è sicuro", Amnesty International ha denunciato che la vita e la sicurezza delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) vengono sempre meno protette dalla violenza endemica in El Salvador, Guatemala e Honduras.
“Condanniamo duramente questo ulteriore attentato terroristico – prosegue la Confederazione –, che alimenta l'escalation di disumana violenza omicida, rivolta sempre contro innocenti e comuni cittadini”.
In evidenza: i rohingya sono segregati e sottoposti a violazioni dei diritti umani in una “prigione a cielo aperto”; un’indagine durata due anni spiega le cause di fondo della crisi in corso nello stato di Rakhine; il sistema di discriminazione equivale al crimine contro l’umanità di apartheid.
Amnesty International ha accolto positivamente l’annuncio che la maggioranza degli australiani che hanno partecipato al sondaggio postale riguardante la Legge sul matrimonio ha detto sì all’uguaglianza, all’amore, all’equità e alla famiglia.
Lo scorso mese è morto all’età di 73 anni Choudry Naeem Shakir, avvocato della Corte Suprema del Pakistan. Per cinquant’anni Shakir ha fornito sostegno legale a minoranze, lavoratori e indigenti di tutto il Paese difendendone i diritti davanti al potere e ai metodi brutali della polizia.
Amnesty International ha reso note le prime conclusioni della missione di ricerca svolta in Kenya in occasione della ripetizione delle elezioni presidenziali. Nella città occidentale di Kisumu, dove forze di polizia munite di armi pesanti stanno usando illegalmente la forza contro manifestanti e semplici passanti, è in corso quella che appare una campagna punitiva diretta a chi continua a protestare contro l'esito delle caotiche elezioni della scorsa settimana.
Manila (Agenzia Fides) – “Non possiamo costruire una nazione sui cadaveri del popolo filippino. Non si può combattere il male con pistole e pallottole”: lo affermano i Gesuiti delle Filippine in un accorato appello diffuso in tutte le diocesi, chiese, scuole e istituti dove i religiosi sono presenti.
Dopo la sparatoria della scorsa notte a Las Vegas che ha causato decine di morti e centinaia di feriti, la direttrice generale di Amnesty International Usa Margaret Huang ha rilasciato la seguente dichiarazione