Venerdì, 19 luglio 2019 - ore 04.40

Il ghiacciaio dei Forni non esiste più

In dicembre, Greenpeace Italia ha diffuso un breve documentario sul Ghiacciaio dei Forni, in Alta Valtellina, e su come stia scomparendo a causa dei cambiamenti climatici. Il problema riguarda tutti i ghiacciai dell'arco alpino.

| Scritto da Redazione
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«Il Ghiacciaio dei Forni era uno dei più grandi ghiacciai italiani, ma oggi praticamente non esiste più, è un malato quasi terminale», racconta Claudio Smiraglia, glaciologo dell’Università degli Studi di Milano, che da quarant’anni studia questo ghiacciaio. «Nell’arco di poco più di un secolo ha infatti perso quasi la metà della sua superficie. A metà dell’Ottocento copriva una superficie di circa 20 chilometri quadrati, oggi invece si estende per poco più di 10 chilometri quadrati. Se non cambierà la situazione climatica, entro fine secolo il ghiacciaio si ridurrà a pezzetti di ghiaccio».

La progressiva scomparsa del Ghiacciaio dei Forni – e la conseguente distruzione delle riserve idriche montane che ha impatti negativi sulla biodiversità e sulle popolazioni a valle, anche a livello economico - non è ovviamente l’unico effetto dei cambiamenti climatici nel nostro Paese. «Per la Valtellina, intesa in senso stretto, quindi senza la Valchiavenna, si è passati da una superficie glaciale di 81 chilometri quadrati negli anni Sessanta, ai 64 kmq del 2007, sino ai 56 kmq del 2016. Questi sono i dati di una ricerca internazionale, cui partecipa anche l’Università di Milano, elaborati dal dottor Davide Fugazza che sta inventariando tutti i ghiacciai delle Alpi, basandosi su immagini da satellite».

Andrea Toffaletti, del Servizio Glaciologico Lombardo, dichiara inoltre che «I ghiacciai, in Lombardia - negli ultimi 30 anni si sono dimezzati. Dalla fine degli anni Ottanta a oggi si sono persi 25 kmq. In provincia di Sondrio si perdono circa 15-20 metri all’anno e circa due metri e mezzo di spessore. In altre aree è ancora peggio: si arriva anche a 20».

In un video di Ansa Live si riprendono le parole di Roberto Dinale, vicedirettore dell'ufficio idrologico della Provincia di Bolzano, unitamente al confronto di foto di varie epoche, relative a ghiacciai presenti sul territorio altoatesino, che mostrano come si siano ritirati circa del 60-70% a partire dall'ultimo massimo che è stato raggiunto nella seconda metà del 1800 durante la piccola età glaciale. «I ghiacciai alpini e quelli altoatesini in particolare non sono ancora malati terminali, ma in forte agonia. Il 2018 è un anno particolarmente negativo per i ghiacciai. Stimiamo che entro fine settembre la perdita complessiva di spessore sarà di circa due metri rispetto all'anno scorso, mentre in un anno normale le perdite sono generalmente di circa un metro e solo un anno ogni dieci il bilancio di massa risulta positivo. (...) Anche se oggi azzerassimo le emissioni di gas serra, solo tra alcuni secoli ne potremmo tranne dei benefici». L'intervista a Dinale è riportata in un articolo pubblicato su ansa.it il 31/08/2018

«I cambiamenti climatici sono ormai una devastante realtà con la quale dobbiamo fare i conti. Una realtà che non risparmia niente e nessuno», dichiara Luca Iacoboni, responsabile campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia. «Nubifragi, ondate di calore, siccità e tutti i fenomeni meteorologici estremi sono sempre più intensi e frequenti. L’unica soluzione, secondo la scienza, è quella di abbandonare carbone, petrolio e gas, accelerare la transizione energetica verso un mondo totalmente rinnovabile, oltre che diminuire il consumo di carne e fermare la deforestazione».

- Barbara Gamba - 

Foto:

  1. Il ghiacciaio dello Sforzellina (Alpi Retiche). Confronto fra foto del 1920 e del 2005. Archivio del Corriere della Sera
  2. Ghiacciaio dei Forni, evoluzione e possibili scenari
  3. Ghiacciaio della Marmolada, evoluzione
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