Giovedì, 22 agosto 2019 - ore 01.17

Legittima difesa, la propaganda si appropria di un testimonial discutibile

L'imprenditore Peveri è stato condannato in via definitiva per tentato omicidio

| Scritto da Redazione
Legittima difesa, la propaganda si appropria di un testimonial discutibile


Il ministro Salvini sembra avere una gran fretta di portare a casa la nuova legge sulla legittima difesa, probabilmente per avere una nuova carta da giocarsi alla prossima tornata elettorale.

Questo tema è un componente strategico nel meccanismo della propaganda leghista, direttamente connesso a quello della "sicurezza". 

Sono minacciato, i miei averi sono a rischio, quindi devo potermi difendere, da solo. A parte che la legge già prevede la legittima difesa, quello che viene lasciato colpevolmente intendere è che chi "si difende " non debba nemmeno essere indagato, quando invece sono proprio le indagini a chiarire se può trattarsi di legittima difesa, o se si tratta di "altro ".

E arriviamo al punto.

Qualche giorno fa il Ministro dell'Interno si è recato in visita a Angelo Peveri, detenuto nel carcere di Piacenza per aver ferito un ladro. "Cercheremo di fare di tutto perché rimanga in galera il meno possibile, dal mio punto di vista, non avrebbe manco dovuto entrarci (in galera)", “se servirà andrò anche dal Presidente della Repubblica”, "se vengo aggredito o minacciato nella mia azienda o a casa mia ho diritto di difendermi senza passare 9 anni nei tribunali di mezza Italia": queste sono le frasi che ha pronunciato Salvini. Chi legge e non conosce i fatti è portato a pensare che Peveri sia detenuto a causa di una legge eccessivamente restrittiva nei confronti di chi si difende… e favorevole a chi commette reati, e che con la riforma della legittima difesa sarebbe risultato innocente.

La realtà invece è ben diversa, e va raccontata in modo corretto. Angelo Peveri, imprenditore, è stato condannato in via definitiva per il tentato omicidio di Jucan Dorel (ai tempi disoccupato), in concorso con Gheorghe Botezatu, suo dipendente. Sul sito di Articolo21 si può leggere una sintesi dei fatti emersi dal processo.

Un antifurto segnala un tentativo di manomissione a un escavatore della ditta Peveri lasciato sul greto del Tidone. Nel cantiere sul torrente, tre persone fuggono e Peveri esplode colpi di fucile a pompa verso i tre (lui sosterrà di aver sparato in aria) e una delle tre persone viene ferita al braccio. Dopo qualche tempo, Jucan Dorel, che si era allontanato senza un graffio, torna sul luogo del delitto per recuperare la sua auto. Lì viene riconosciuto da Botezatu che lo immobilizza e, dice il procuratore: “lo costringe a inginocchiarsi e lo immobilizza e a mettere le mani dietro la nuca”, quindi lo colpisce con un corpo contundente mai individuato. Peveri arriva subito dopo, e quando arriva il ladro è a terra, immobile. A quel punto viene afferrato per il collo e gli viene sbattuta la testa più volte sui sassi. La perizia balistica dirà che Peveri in quei frangenti ha esploso un colpo di fucile da una distanza di un metro e mezzo, due al massimo, che colpisce il ladro in pieno petto. La perizia dirà che il colpo fu sparato “da una persona in piedi verso una persona supina”. Dorel da allora è invalido al 55% e ha avuto lesioni al polmone.

La legittima difesa con questa vicenda non c’entra nulla, leggendo le motivazioni della sentenza viene da pensare ad una spedizione punitiva, non certo ad una reazione dettata da paura. La difesa ha sostenuto la tesi di un colpo accidentale, lo confermano sia gli inquirenti che la figlia di Peveri, intervistata dal Corriere della Sera. Eppure politici e amministratori di destra hanno trasformato l’imprenditore in una vittima del sistema. E, a smentita di Salvini, va ricordato che le pratiche per la richiesta di grazia non passano dal Viminale.

Non dimentichiamo inoltre che Salvini, in qualità di Ministro dell’Interno, dovrebbe avere particolarmente a cuore il rispetto delle leggi, e fare in modo che i cittadini non sentano la necessità di difendersi da soli, perché è proprio il suo Ministero che dovrebbe preoccuparsi della sicurezza dei cittadini.

La propaganda dovrebbe avere dei limiti: il rispetto di leggi e sentenze, il proprio ruolo nelle istituzioni.

- Barbara Gamba -

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