E’ Filippo Grandi, milanese di 58 anni, il nuovo alto commissario per i rifugiati dell’Onu. E’ entrato in carica il 1 gennaio. Ha raccolto il testimone dal suo predecessore, il portoghese Antonio Guterres, che ha diretto l’UNHCR per 10 anni. Il compito gli è stato affidato alla metà dello scorso novembre dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, che lo ha scelto fra una rosa di prestigiosi candidati.
Proponiamo come primo post del 2016 le considerazioni di Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale di Fondazione Migrantes, e il suo invito ad intensificare gli sforzi nel nuovo anno per accogliere chi è in cammino, a partire dalla Chiesa, come esempio per l’intera comunità.
Le donne nigeriane arrivate via mare in Italia a fine settembre 2015 erano 4.371. L’anno scorso, nello stesso periodo, erano 1.008; un aumento del 300 per cento
Anche oggi non c’è posto nei contesti umani e civili per milioni di migranti e rifugiati in cerca di salvezza. Anche per loro restano solo le “stalle” degli accampamenti improvvisati lungo le vie di una fuga forzata.
Settecento bambini morti da inizio anno nel viaggio verso una terra migliore. Sono gli innocenti del secolo nuovo che Erode uccide, proprio come duemila anni fa, senza conoscerne i volti e i nomi, nel solo nome della sua sicurezza.
La pratica dell’accoglienza diffusa avanza in Europa e in Italia anche se i vari Paesi cercano di chiudere le frontiere ai flussi migratori. Ciò significa che l’umanità e la solidarietà delle persone sanno scavalcare i muri, abbattere le barriere e aprire le porte di casa.
Nella contea di Maban, in Sud Sudan, 150.000 profughi in fuga dalla guerra che il governo sudanese ha scatenato nella regione del Blue Nile si trova sotto il tiro incrociato di due fuochi.
L’Unione europea concede 3 miliardi di euro al governo turco per trattenere i migranti in Turchia. D’ora in poi i nuovi flussi arriveranno in Europa dalla rotta del Mediterraneo e dovremo contare altri morti.
Yemen allo stremo. Lo dichiara Human Rights Watch e l’Agenzia Onu per I rifugiati. Se non fermiamo l’invio di bombe prepariamoci ad accogliere anche i profughi yemeniti.
Numerosi sono gli esempi in cui gli immigrati hanno dato un impulso positivo a trasformazioni che sono andate a vantaggio delle società di inserimento. Qui ne presentiamo alcuni latino americani.
In seguito ai fatti di Parigi, mentre arriva il grande freddo, le frontiere chiudono ulteriormente le loro porte. E’ allarme umanitario sulla rotta balcanica divenuta un vicolo cieco.
Nel nord della Francia, sul canale della Manica, è nata in pochi mesi una città di ottomila abitanti detta la “Jungle” di Calais. Ci sono curdi, afghani, sudanesi, eritrei, kosovari, pachistani: la maggior parte di loro vogliono raggiungere Londra. Grande la solidarietà della gente, assenti, o quasi, le istituzioni.
Mentre l’Europa discute di come esternalizzare la crisi migratoria per proteggere i propri confini anche a costo di mettere in gioco i propri valori fondanti, a Cremona si è parlato del diritto alla protezione, e dunque del dovere di proteggere, e degli strumenti spesso disattesi, che l’Italia, nel tempo, si è data per garantirlo.
Ne ha parlato Pax Christi International a Lovanio in un recente convegno dal titolo “Verso un’etica teologica delle migrazioni e le sue implicanze sociali”, dove ha dichiarato che il futuro dell’Europa dipende da come saranno affrontati i flussi migratori.
Moltissimi sono i pregiudizi e gli stereotipi sui migranti che vanno per la maggiore nel nostro paese. I più radicati: ci invadono, la percentuale di delinquenti è altissima, spendiamo un sacco di soldi per mantenerli a non far niente.
Solo all'ultimo summit i leader europei hanno deciso i provvedimenti necessari perché i profughi possano trovare riparo durante l'inverno sulla rotta balcanica. Intanto molti gruppi di volontari, che da mesi suppliscono le istituzioni, chiedono di agire immediatamente per evitare nuove tragedie, questa volta sulle strade dell'Europa.
In Libia i migranti subiscono violenze e gravi violazioni dei diritti umani, denunciati ormai da numerose testimonianze. Eppure la comunità internazionale non fa nulla per affrontare la situazione
L’accordo per fermare i profughi siriani in Turchia potrebbe di fatto facilitare il rafforzamento della radicalizzazione islamica del paese insieme al suo ingresso in Europa.
A Milano tutti i giovedì presidio per i migranti scomparsi nel Mediterraneo. Ha cominciato la Rete Milano Senza Frontiere in giugno e in settembre si è aggiunta Palermo. Presto potrebbero essere diverse le città, inclusa Roma, a promuovere la “Marcia per i Nuovi Desaparecidos”, i migranti scomparsi del Mediterraneo.
I flussi migratori dei nostri giorni sono il preludio di spostamenti giganteschi annunciati dagli ambienti scientifici internazionali nei decenni a venire. La causa va cercata nei cambiamenti climatici e nei conseguenti disastri ambientali. Ne terrà conto la prossima conferenza internazionale sul clima di Parigi, in dicembre?
Comunità di Sant’Egidio e Federazione delle Chiese Evangeliche finanzieranno con i fondi dell’8 x 1000 un progetto che ha l’obiettivo di trasportare in Europa in modo sicuro 1.000 profughi nei prossimi mesi.
La società civile avanza proposte per la gestione della crisi migratoria, mentre le istituzioni europee danno inizio all’operazione militare contro i trafficanti nel Mediterraneo
I dati demografici mostrano con chiarezza che l’Europa ha bisogno dei migranti per mantenere il proprio livello di sviluppo economico e di welfare. Ma per ora le politiche europee trovano un accordo solo sulle modalità per scoraggiare e fermare i flussi migratori. Anche in violazione flagrante delle convenzioni internazionali.
Le crisi migratorie del passato ci insegnano ad affrontare quelle di oggi. Nel secolo scorso numerose furono le crisi internazionali che provocarono ondate di profughi. L’impegno dell’Onu e la collaborazione della comunità internazionale ne determinarono una gestione accettabile
Almeno 100 eritrei passano ogni giorno il confine con l’Etiopia. Scappano da un paese militarizzato. Sfidano la morte per il diritto a decidere del proprio futuro.